La bandwidth virtualization può rendere la rete più reattiva. Realizzata sfruttando l’ottica digitale, permette ai fornitori di dare servizi su un’unica infrastruttura.
In questo spazio (Techne – Con parole mie) i protagonisti della tecnologia raccontano e si raccontano, portando alla luce la miscela virtuosa di tecnica ed esperienza al servizio delle esigenze dell’utenza. Parlano sulla base della conoscenza, evitando di fare riferimento alla propria produzione, bensì portando il discorso su un piano generale e fruibile da tutti.
In una rete ottica tradizionale che utilizza la multiplazione Wdm (Wavelength Division Multiplexing), ciascun servizio venduto da un opertore è collegato a una lunghezza d’onda specifica, che viene installata e verificata dopo che un cliente si è impegnato ad acquistare questo servizio.
Ogni servizio venduto richiede tipicamente una pianificazione preliminare, oltre ad attività di ingegnerizzazione e collaudo nel momento dell’installazione, motivo per cui spesso si verifica un ritardo significativo tra la richiesta del cliente e il collaudo del servizio acquistato.
I provider impegnati nell’introduzione di nuovi servizi, come quelli a 40 Gb/s o a 100 Gb/s, frequentemente devono reingegnerizzare o sovradimensionare le loro reti Wdm per poterli supportare: ciò comporta un tempo di ciclo molto lungo tra la richiesta da parte dell’utente finale e l’erogazione del servizio stesso, così come un utilizzo poco efficiente della rete, una maggiore complessità operativa e l’esborso di capitali aggiuntivi.
La virtualizzazione dell’ampiezza di banda permette di superare questi ostacoli e accelerare la fornitura da parte degli operatori mediante il disaccoppiamento tra il livello di servizio nella rete e il livello di trasmissione ottica che sta alla base. La rete ottica digitale rende possibile la virtualizzazione dell’ampiezza di banda grazie all’utilizzo di circuiti integrati fotonici ad alta capacità su ciascuna route della rete ottica e l’integrazione di funzioni di commutazione digitale sub-wavelength con disponibilità di software in grado di introdurre una sorta di “intelligenza” end-to-end.
In questo modo gli operatori possono avere risorse prontamente disponibili per soddisfare richieste di servizio immediate e distribuirne di nuovi sulla medesima infrastruttura. Il livello di trasmissione può essere configurato in modo da soddisfare qualsiasi richiesta mediante la semplice installazione di un modulo di interfaccia di servizio a ciascuno degli endpoint del servizio e l’attivazione di nuovi servizi “end-to-end” mediante una re-ingegnerizzazione basata sul software invece che sull’hardware delle risorse di rete.
Questa virtualizzazione comporta anche benefici dal punto di vista operativo per gli operatori. La possibilità di distribuire centinaia di Gigabit di capacità dall’installazione iniziale e la capacità di installare servizi aggiuntivi mediante semplici operazioni di plug-and-play digitale permettono ai fornitori di servizi di far funzionare le loro reti con team di ingegnerizzazione formati da un numero ridotto di specialisti e a costi inferiori rispetto a quelli delli delle reti Wdm tradizionali.
In base ai risultati forniti da ComScore, società specializzata nel rilevamento dell’audience in Internet, nel mese di novembre dello scorso anno gli spettatori americani hanno guardato 9,5 miliardi di video su Web. Secondo i dati dell’indagine, nel mese preso in considerazione sono stati 138 milioni gli americani che hanno guardato filmati su Internet e ogni singolo spettatore ha trascorso 3,15 ore, ovvero 195 minuti, davanti al monitor per guardare i filmati, con un aumento del 29% rispetto ai 151 minuti trascorsi dagli spettatori davanti ai video trasmessi via Internet 10 mesi prima, ovvero nel mese di gennaio 2007.
Oggi, considerando l’elevata quantità di tempo trascorsa dagli utenti davanti ai video su Web, è inevitabile che aumenti la richiesta di immagini di qualità superiore rispetto a quella offerta dagli apparecchi televisivi tradizionali. Le principali reti televisive stanno già investendo in questa direzione, offrendo immagini a elevata risoluzione per quei programmi trasmessi anche sui propri siti Internet. La tendenza a trasmettere immagini di più alta qualità, abbinata all’incremento del numero di spettatori e del tempo trascorso da questi ultimi davanti ai filmati trasmessi via Internet genera problemi di notevole entità ai fornitori di reti e di servizi di tutto il mondo.
Sicuramente la virtualizzazione dell’ampiezza di banda darà un contributo fondamentale alla risoluzione dei tali problematiche.
(*) Vice President of Product Marketing, Infinera





