Sbaglieremo, ma forse c’erano altre tecnologie per rilevare gli ingressi nel centro di Milano.
Aggiungiamo un po’ di nipitella a quella minestra di commenti che sono stati fatti sull’avvio del sistema Ecopass a Milano.
Per dire che informaticamente l’esperienza è da bocciare sempre che non piaccia il romanticismo (che difatti qui c’entra nulla). Il Comune milanese è riuscito a rispolverare una fenomenologia cara ai pionieri del Web e dell’e-commerce: il server che crolla per troppi accessi. Erano anni che non si sentiva più notizia di server negarsi per qualche centinaia di contatti.
Culturalmente c’è chi l’ha applaudita, dicendo “passo avanti di civiltà”. Cosa ci sia di civile nel penalizzare l’indigente che non può acquistare una macchina che (dicunt) inquina meno, facendogli pagare fior di euri per raggiungere un ospedale ancora non lo abbiamo capito.
Pragmaticamente, dato che di ztl (zone a traffico limitato) in Italia ne sono state fatte anche altrove, provare a trarre ispirazione da tali esperienze poteva aprire una strada diversa da quella dell’acquista il tagliando, telefona al numero verde che non risponde, manda un sms e spera che i sistemi informatici non sbaglino un numero della tua targa altrimenti sei in contravvenzione, accedi al sito che va in crash.
A Siena, per dirne una, i residenti usano da anni il sistema del telepass. Che gira e rigira, anzi, varca e rivarca, significa Rfid.





