Il cervo ora ha il fucile

Il cliente, stanco di essere target, ha imbracciato un fucile e ha messo nel mirino le aziende.

Il cervo ora ha il fucile” è una frase che trovo strepitosa e che sintetizza in modo efficace molto di quanto è stato detto al Iab forum di Milano, l’evento dedicato al mondo della pubblicità digitale. L’autore è Nigel Morris, ceo di Isobar che non so se ha partecipato all’evento milanese, ma questo non è importante.

Più interessante è spiegare cosa significa la frase che sembra un po’ criptica per i non addetti ai lavori, ma per chi ha seguito i lavori del Iab forum è chiarissima. Il cervo è il cliente che stanco di essere target ha imbracciato un fucile e ha messo nel mirino le aziende.

Il suo fucile è il Web che oggi più di prima gli permette di allargare i suoi contatti molto al di là della sfera personale.

Ho imparato di più su una lavatrice da un certo Jim che non conosco su un forum che dal sito dell’azienda o da chi me l’ha venduta” ha detto uno dei relatori.

Non a caso da ormai un po’ di tempo molte indagini concordano su un punto. Gli utenti, soprattutto italiani, in rete comprano poco ma si informano molto. Questo significa che le aziende, molto più di prima, devcono curarsi di cosa pensano i clienti dei loro prodotti.
 
Un cliente scontento non è semplicemente perduto, ma grazie alla potenza delle rete è un cliente che rischia di provocare gravi danni. Ma allora, visto dal punto di vista delle aziende, questo strabenedetto Web 2.0 è solo una minaccia della quale bisogna avere paura. No, almeno io non lo credo.

Credo invece che anche un’azienda che non sia la Fiat deve dare un’occhiata interessata a quanto succede in rete (i figli degli imprenditori serviranno ben a qualcosa) perché blog e altre diavolerie dell’Internet di oggi non distinguono riguardo le dimensioni delle aziende.

La storia continua, qui.
Luigi Ferro – 01Blog

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