Udo per l’ambiente

Plasmon conduce una ricerca pro domo sua, ma dagli esiti comunque interessanti circa l’avidità energetica dello storage.

Plasmon ha promosso uno studio per evidenziare l’impatto ambientale delle diverse tecnologie di storage. Fine dell’operazione è suscitare consapevolezza negli utenti sui costi energetici delle infrastrutture informatiche per uso professionale. E un’area dove si possono ottenere risultati significativi in termini di risparmi energetici, anche se molti non ne sono consci, è proprio l’archiviazione a lungo termine dei dati aziendali.

Questo il teorema dipanato da Plasmon: le normative vigenti richiedono l’archiviazione di documenti e la loro reperibilità per lunghi periodi di tempo. In base all’area di competenza e alla tipologia del dato, i periodi di conservazione possono durare da 5 a 100 anni o addirittura, nel caso di documenti con valore storico e culturale, per un tempo illimitato. Questa esigenza chiama in causa l’efficienza energetica di un archivio digitale. I dati devono essere disponibili per molti anni, ma la frequenza con la quale vi si accede può essere bassa. Ciò rende l’archivio digitale lun momento ideale per ridurre il consumo di energia e per limitare l’impatto ambientale delle infrastrutture informatiche a tal scopo utilizzate.

È stata pertanto condotta un’analisi dove sono stati messi a confronto i requisiti elettrici e le emissioni di anidride carbonica di un archivio digitale di 40 Tb nell’arco di dieci anni.

Il sistema si basa su tre differenti soluzioni Nas, offerte da produttori diversi: due basate su dischi magnetici (in varie configurazioni) e la terza basata su Plasmon Udo Archive Appliance, soluzione che impiega la tecnologia ottica Udo, integrata con una cache Raid Nas.

Il consumo di energia di ciascun sistema di storage ha un impatto diretto sull’ambiente, poiché produce ogni anno tonnellate di Co2 per generare l’energia elettrica necessaria. Le emissioni di anidride carbonica delle soluzioni di archiviazione prese in esame, sono state calcolate attraverso il “footprint calculator” disponibile online presso il sito di SafeClimate for Business (un’organizzazione che promuove business practice per ridurre l’impatto ambientale delle imprese).

L’Archive Appliance di Plasmon è risultata la soluzione più conveniente ed “ecologica”, con una produzione di Co2 di 4/5 tonnellate ogni anno, che equivale a circa la metà delle emissioni di anidride carbonica annuali di un individuo nel Regno Unito e in Giappone e al 25% delle emissioni annuali di un cittadino statunitense. Viceversa, secondo il test le soluzioni basate su dischi magnetici generebbero, a seconda delle configurazioni, da un minimo di 18 ad un massimo di 207 tonnellate, ovvero le emissioni annuali di almeno 20 persone residenti nel Regno Unito o in Giappone. Questi valori equivalgono a 172 voli di andata e ritorno tra Londra e New York o al funzionamento di un televisore per 185 anni.

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