Il mobile blogging introduce nuove modalità comunicative. Destinate a durare?
L’evoluzione del fenomeno blogging è caotica e sempre meno comprensibile.
Visti all’ingrosso i numeri ci sono, anche considerando nuovi parametri
quali la vita media dei blog e altre metriche più tecniche; forse, però, la
verità va ricercata con un dettaglio molto maggiore e molto più variabile nel
tempo.
E’ opinione diffusa che il classico blogging su testo potrebbe
essere in crisi per l’avvento di nuove modalità di posting, più adatte alla vita
d’oggi.
E’ quanto sostiene un articolo di Business Week, The Twitterization
of Blogs, a firma Catherine Holahan. Già dal titolo si capisce dove si vada a
parare: il mo-blog, mobile blogging, affidato al cellulare con scarni sms o
avanzati sistemi di voice-to-text, si adatta alla frenesia della vita moderna
molto meglio della tastiera d’un portatile o d’un fisso.
In particolare
la Holahan cita Eric Case, product manager di Blogger, che vede un’impennata dei
brevi messaggi su Twitter, una piattaforma oggi usata da poche decine di
migliaia d’individui che rendono pubblici spostamenti, azioni, pensieri.
Sarà mica una delle solite applicazioni champagne le cui bollicine
esaltano ma per pochissimo tempo?
Al di là delle modalità d’uso, però,
il mobile blogging sposta l’impiego del blog da piattaforma di pensieri profondi
e generalmente lunghi ad intramuscolari tidbits, che durano lo spazio di poche
parole.
Tra l’altro, se questa visione fosse corretta potremmo dire
addio al grosso del citizen journalism su blog.
Ma la posizione di Case
sollecita altri pensieri in Rete.
Twitter, che viene esaltato dai suoi
sostenitori, da molti viene ritenuto ancora poco diffuso per essere valutato
appieno. Un dubbio ponderato è questo: non è detto che il parere del capo di
Blogger sia applicabile all’universo dei blog, ma magari risente fortemente
delle caratteristiche di quella piattaforma.
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