Al di sopra di ogni sospetto

L’Italia dice stop al voto elettronico. E non è la sola.

La debole inchiesta di Enrico Deaglio sui presunti brogli elettorali ha
sortito un effetto.
L’Italia dice stop al voto elettronico.

Il
ministro Amato dice che l’inchiesta del direttore di Diario non c’entra, ma le
ipotesi dell’inchiesta sembra abbiano ridato fiato a quei funzionari del
ministero che da sempre qualche dubbio sul voto elettronico ce l’avevano.


Però non bisogna fare confusione.

Lo stop riguarda il test che
nelle ultime elezioni aveva interessato quattro regioni (Liguria, Puglia, Lazio,
Sardegna) è costato alla collettività 31 milioni di euro e riguardava la
rilevazione informatizzata dello scrutinio”.

Inoltre, nella
sola Liguria era previsto “un percorso sperimentale per la trasmissione
informatizzata dei risultati dello scrutinio agli uffici preposti alla
proclamazione e alla convalida degli eletti
”.

Nulla di tutto questo
serviva per dare risultati ufficiali, tutto era sperimentale e quello che faceva
fede era il sistema cartaceo utilizzato da sempre nelle elezioni.

Dopo
quell’esperimento, molto discusso, si doveva decidere se proseguire su quella
strada. Amato, saggiamente secondo noi, ha detto no.

Diversamente, e non
potrebbe essere altrimenti, proseguirà il conteggio dei voti tramite il
“cervellone” del Viminale dove, secondo Deaglio, sarebbe avvenuto il
taroccamento delle schede. Al di là dell’inchiesta di Diario, una cosa è sicura.


Il voto elettronico oggi non offre quei margini di sicurezza necessari,
tanto più in un Paese dove, a causa anche di una legge elettorale quantomeno
bizzarra, le elezioni sono state decise da 24.500 voti.
Tra l’altro, la
vicenda si inserisce in un generale ripensamento sull’efficacia di questo voto
che ha portato l’Irlanda a rinunciare, in questo caso, all’elettronica e anche
l’Olanda a farne a meno in occasione della recente competizione elettorale.


Questo sarà anche un Paese di gerontocrati, poco aperto all’innovazione,
ma anche noi, che di Ict viviamo, continuiamo a pensare che le elezioni, momento
cruciale di ogni democrazia, devono essere come la moglie di Cesare.

Al
di sopra di ogni sospetto.

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