Superstipendi: altrove funziona così.
Thomas Minder è un imprenditore svizzero, di Sciaffusa.
È proprietario
della Trybol, una società produttrice di articoli di bellezza.
Recentemente è assurto alle cronache elvetiche per aver creato
un’iniziativa popolare contro le remunerazioni eccessive dei top manager
svizzeri.
Tanto per capire la caratura del personaggio, queste sono le
parole che ha usato per commentare la propria iniziativa alla stampa d’oltre
Gottardo: «L’avidità non conosce limiti! Nessun segno di moderazione è in
vista».
Minder è andato poi oltre e si è espresso anche su materie
giuridiche.
Per lui il progetto di revisione del diritto della società
anonima, in atto in Svizzera, non riuscirà a risolvere il problema dei salari
astronomici.
L’iniziativa in corso prevede un’estensione dei diritti degli
azionisti che potranno fissare le remunerazioni dei membri del consiglio
d’amministrazione.
Il pessimismo del novello Guglielmo Tell, che sembra
però più un Barbicone, ossia quel popolano senese che un giorno di qualche
secolo fa andò a Palazzo Comunale, in Piazza del Campo e buttò dalla finestra
gli esosi amministratori, scopre un’iniziativa che tutto sommato non è male.
E che autorizza a pindarici voli retorici, del tono “che bello se
potessimo decidere noi lo stipendio di chi ci comanda” e via di questo
passo.
Rimane però il fatto che certi temi sono lasciati a estemporanei
moralizzatori, che dicono senz’altro cose corrette ma rischiano di far finire le
loro iniziative nella mera coreografia.
In America si usa pubblicare gli
emolumenti di amministratori delegati e top management.
Per due motivi:
perché la stampa si occupa di queste cose e perché non ce ne si vergogna.
Se
qui non accade, la colpa è nostra.
Di tutti.





