«Perfetti sconosciuti»

Una panoramica sul “vulcano di idee” delle società che si muovono ai margini dell’universo delle soluzioni It in cerca di affermazione.

In questo periodo dell’anno, complice il CeBit di Hannover e vari momenti di incontro fra comunità tecnologica, partner e utenti, emergono realtà che, con qualche forzatura, potremmo chiamare startup, anche se tali non sono.

Meglio sarebbe identificarli come “perfetti sconosciuti”, ma conoscibili, invece, per via di quel mezzo di conoscenza che è il Web, e che, in un attimo mette in contatto, anche commerciale, con realtà poste, magari, dall’altro capo del mondo, ma che sfruttando la leva della globalizzazione tecnologica possono avere la risposta alle esigenze vissute anche da questo capo del cavo Ethernet.

I fornitori alternativi di soluzioni che balzano all’occhio lo fanno perché si muovono in contesti tecnologici allo stato dell’arte: opensource, VoIp (Voice over Ip), Soa (Service oriented architecture), sicurezza delle transazioni e delle identità.

Proprio al CeBit di Hannover si sono messe in luce un paio di realtà che operano in un contesto opensource coniugando due temi cardine: la gestione delle applicazioni business e la personalizzazione delle funzioni per le Pmi.

SuperOffice è una società che sviluppa una soluzione di Crm per le Pmi e che ha aperto il codice in modo tale da abilitare una rete di sviluppatori a creare applicazioni sui moduli esistenti per le Pmi. Gli sviluppatori devono solo pagare una quota per l’accesso alla rete, dopodichè hanno a disposizione applicazioni e programmi da condividere, discutere, modificare.

Sulla stessa falsariga si muove Abas Software, società che sviluppa un Erp per le Pmi e che dà modo ai propri utenti e agli sviluppatori di scegliere liberamente fra una gamma di funzioni per personalizzare il software gestionale da utilizzare sul campo. Al momento attuale gli utenti preferiscono l’opensource: all’80% scelgono di far girare il software Abas su Linux (prevalentemente in Europa), mentre il 19% usa Unix e solo l’1% Windows. Ma la società tedesca non ha chiusure ideologiche nei confronti dei sistemi operativi: l’Erp deve poter funzionare ed essere personalizzato su qualsiasi piattaforma.

In materia di architetture orientate ai servizi, per le quali Ibm ha appena approfittato del proprio PartnerWorld per esplicitare una campagna di soluzioni sul fronte dello small-medium business, l’esplicita Soa Software (ben conosciuta negli Usa, poco da noi) ha deciso di abilitare la distribuzione della propria infrastruttura di Web service senza il collegamento della stessa a un registro. Il tema è importante: l’indipendenza dei servizi Web da un registro fa eco con l’eliminazione di repository multipli per i servizi informativi. In pratica, dovrebbe aiutare lo sviluppo di una Soa, liberandola dalla “burocrazia”. È solo un segnale, ma un tentativo, che procede nella stessa direzione della divulgazione delle architetture orientate ai servizi.

Sul fronte dell’Application lifecycle management, l’americana BuildForge ha rilasciato FullControl 4.0, un software per automatizzare i processi per la creazione di cicli di software. A una prima presa visione, il valore della soluzione proposta risiederebbe nell’allocazione dinamica dei processi sui server, e, ovviamente, nel costo.

In materia di VoIp emerge l’unione di intenti fra due “carneadi”, sempre appartenenti al fronte open: Zimbra e Asterisk. La prima è una società che realizza una suite opensource che miscela servizi Web con la tecnica di sviluppo Ajax (Asynchronous JavaScript and Xml) per applicazioni di collaborazione (calendario, gestione contatti ed e-mail), la seconda fornisce un Ip-Pbx opensource.
Insieme, integrando le rispettive offerte, provano a fornire un combinato per gestire i contatti su Ip anche con la voce.

Infine, un’interessante soluzione per risolvere l’annoso problema della verifica della sicurezza delle transazioni e delle identità arriva dagli Usa, dove al momento è applicabile solo in alcuni Stati. Ma quello che conta è lo schema di funzionamento, magari replicabile, e non tanto la disponibilità del prodotto da noi. Lo propone la startup (in questo caso è realmente tale) TrustedId, che si propone di dare agli utenti un metodo per dare accesso proattivo alle informazioni sui propri crediti.
Generalmente, infatti, online si può verificare lo stato di un acquisto con carta di credito solo quando e se è giunto a buon fine. TrustedId, invece, pensa al tema del furto delle identità e intende, per esempio, abilitare a verificare in tempo reale l’identità di entrambi i soggetti della transazione, il richiedente e il beneficiario, fornendo le contromisure per bloccare uno spostamento monetario nel caso di inconvenienti.
Ovviamente per fare questo necessita del supporto delle istituzioni finanziarie coinvolte. Negli Usa, appunto, la soluzione è sfruttabile in una dozzina di stati federali. Ma potrebbe prendere piede anche da noi.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome