Le nanotecnologie, adesso

Ford e Boeing si mettono assieme per sviluppare materiali a uso commerciale. In Italia si prova ad affrontare il tema coralmente. Ma ci vuole il venture capital.

La grande impresa si sta sempre più interessando alla nanotecnologia, ovvero alla disciplina scientifica che sviluppa materiali a livello molecolare da destinare alla produzione di dispositivi industriali per il largo consumo e a elevato contenuto tecnologico.


È di questi giorni la notizia di un’alleanza formatasi fra due colossi dell’industria statunitense e mondiale, Boeing e Ford Motor, che insieme alla Northwestern University hanno costituito un’alleanza per lo sviluppo di applicazioni commerciali basate sui principi nanotecnologici.


Il ruolo dell’università nel “consorzio” è quello di perno dello sviluppo, che si concretizza in un centro ingegneristico, situato nei pressi di Chicago, del valore attuale di 30 milioni di dollari, patrocinato dai due grandi gruppi industriali.


Ford, tra l’altro, non è nuova al contesto nanotecnologico, avendo da tempo lavorato insieme al Mit (Massachussets Institute of Technology) su progetti di sviluppo quando ancora questa disciplina era agli albori.


Le aree di interesse di Ford, peraltro, non sono cambiate dall’epoca del Mit e sono le stesse che condivide Boeing. Nello specifico dell’alleanza di questi giorni, si tratta di sviluppate nuove tecnologie per il trasporto, come quella che fa uso di idrogeno per alimentare i veicoli. L’utilizzo della nanotecnologia, in questo caso, dovrebbe riuscire a far produrre meccanismi per immagazzinare maggiori quantità di idrogeno in spazi più contenuti. Ma, anche, servirà a sviluppare materiali per le batterie ibride, quelle cioè con cui dotare i veicoli a multipla alimentazione.


Fra le altre aree di interesse della joint venture si citano materiali termici, rivestimenti, sensori, metalli speciali. Insomma, tutto quanto fa grande industria.
Intanto in Italia si è tenuto il primo Nanoforum, manifestazione creata con l’intento intento di favorire le occasioni di contatto tra il mondo della ricerca accademica e quello dell’impresa, ospitata dalla Sede Bovisa del Politecnico di Milano, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.


La prima volta delle nanotecnologia a convegno è servita per mettere sul tavolo il tema, che sarà anche dei prossimi anni ed è molto semplice: orientare lo sviluppo delle nanotecnologie, in senso produttivo, in Italia.


Del resto, la comunicazione all’esterno dei contenuti di quel che sta sviluppando l’ambiente scientifico, che ancora oggi tende a isolarsi, è un punto nodale per sviluppare iniziative che abbiano un senso produttivo e, quindi, di crescita economica.


Se così accade, allora, personalità del contesto nanotecnologico nazionale, come Roberto Car dell’Institute for the Science and Technology of Materials, della Princeton University, Roberto Cingolani dell’Nnl (national Nanotechnology Lab) dell’Università di Lecce, Dante Gatteschi dell’Instm (Interuniversitary Consortium of Materials Sciente and Technology) di Firenze, Paolo Dario della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, Elvio Mantovani di Nanotec It, possono diventare un polo virtuale di riferimento sia per il comparto produttivo, sia per quello finanziario, che tende a cercare buoni spunti per investire, per fare venture capital.


Non a caso, fa sapere l’organizzazione del convegno, Iter, ha avuto buon seguito la sessione di incontri dedicata alle start up tecnologiche.

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