Apm, la situazione italiana secondo Gartner

Hal Knowledge Solutions ha commissionato all’analista una survey per valutare il mercato dell’Application portfolio management. Ancora alto il peso del budget.

In una recente indagine che Gartner periodicamente conduce a livello mondiale presso un panel di 1.400 Cio nel mondo, sulle priorità It del mondo finance, è emerso il diverso approccio dei Cio Italiani rispetto a quelli dei paesi più industrializzati.


Infatti, a differenza di una situazione globale che ha visto scendere al terzo posto la riduzione dei costi, in favore di un approccio più strategico a supporto del business, confermando un chiaro segnale di ripresa, da noi i Cio hanno ancora come prima preoccupazione la riduzione dei budget.


Secondo Barbara Uttini, vice president, Program director Gartner Exp — Executive Program Italy, questo fatto testimonia il perdurare di una fase ancora più difficile rispetto a quelle precedenti, perché ormai l’attività di consolidamento in genere è già stata fatta o è in atto, per cui ridurre ulteriormente i costi è oggi difficile, dal momento che viene loro richiesto di liberare risorse per supportare meglio progetti a supporto del business.


In questa situazione, che l’analista ha definito di "strabismo" emerge la necessità per i Cio di adottare la governance per meglio gestire questi conflitti.


Infatti, l’It governance consente controlli sui Sistemi informativi, gestione dei rischi, trasparenza/controlli finanziari e via dicendo.


È, inoltre, necessario monitorare continuamente l’It e comunicare con il business in modo trasparente e oggettivo. Il centro It deve anche migliorare la qualità dei servizi sia all’interno che all’esterno dell’azienda.


Dato questo contesto l’adozione da parte delle aziende di una solida strategia di Application portfolio management (Apm, che è un sottoinsieme dell’It governance) porterà a raggiungere significativi risultati dei costi It, calcolati da Gartner nell’ordine del 20% da qui al 2008 e in futuro ridurre i costi di trasformazione delle applicazioni del 30%.


Per cui il fatto che una società adotti l’Apm rappresenterà un valido biglietto da visita sul suo grado di maturità It. Infatti, l’Apm consente una gestione più efficiente della manutenzione delle applicazioni, può inoltre fornire un valido supporto per le componenti applicative date in outsourcing, facilitare i processi di integrazione delle applicazioni (utile in caso di fusioni/acquisizioni) nonché la loro migrazione.


I vantaggi dell’Apm (che va detto non è una "scatola" tecnologica ma un approccio culturale) possono essere sintetizzati in: consolidamento delle infrastrutture, manutenzione software in ottica riduzione dei costi, disegno di un’architettura applicativa flessibile, scelte alternative sui pacchetti software e allineamento al business, per non dimenticare la strategia sugli skill e quindi una gestione più ottimale dei costi delle risorse.


All’interno di una strategia di governance, come sottolinea Uttini, ci sono delle componenti che non possono essere delegate all’esterno. Infatti, spesso i clienti tendono a esternalizzare i problemi, mentre invece è auspicabile che il governo dei processi rimanga all’interno dell’azienda.


Tra questi assurgono importanza le analisi basate sulle metriche, che consentono tra l’altro di valutare le proposte dei fornitori (anche interni) in termini di qualità ed efficacia.


Date queste premesse, per meglio indagare sulla propensione del mercato finance italiano nei confronti dell’Apm, Hal Knowledge Solutions ha incaricato Gartner a condurre una survey che ha visto la partecipazione di 15 tra banche e assicurazioni: 6 appartenenti a grandi gruppi (oltre 10.000 addetti/utenti It), 6 aziende-gruppi di media dimensione (1.000-10.000 addetti) e 3 aziende di minore dimensione o branch italiane di gruppi-aziende internazionali.


Gli intervistati hanno risposto che per il 2005 gli obiettivi sono di ridurre i costi su infrastrutture-utiliy ma contemporaneamente aumentare gli investimenti per il business.


Il contesto vede ancora attuale il problema del legacy da rinnovare, con gli alti costi che ne derivano anche in fatto di risorse, mentre sul fronte Apm emerge che c’è ancora molto da fare.


Nel mondo legacy, oltre il 70% del campione afferma che vi risiedono applicazioni mission critical, il che vuol dire che spesso vi sono milioni di linee di codice che non vengono utilizzate.


Sul fronte del rinnovamento delle applicazioni nei prossimi tre anni, solo il 19% del campione afferma che prevede di sostituirle, mentre una media del 42% pensa di rinnovarle o aggiornarle.


Dal momento che gli intervistati hanno dichiarato che circa il 30% della spesa It va nelle applicazioni, alla specifica domanda di quanto spesso viene effettuato un audit sulle attività di manutenzione e supporto, il 57% ha risposto "saltuariamente in base alla specifiche esigenze", confermando che non è una pratica matura.


Alla domanda dell’autoassesment, quanto cioè le aziende si sentono preparate nel governare l’Apm, il 46% del campione afferma che non si sente adeguato, contro un 47% che dice di poter migliorare e un 7% che ritiene di essere a un buon punto.


Quindi a conclusione della survey, nello specifico per quanto riguarda l’Apm, resta ancora molto da fare.


La grande maggioranza ha pianificato o ha in corso progetti orientati sia ad acquisire o sviluppare strumenti che a lavorare sulle metodologie, risorse, skill, strutture dedicate e via dicendo.


Per quanto riguarda gli ostacoli, la maggioranza ha affermato che sono innazitutto interni, cui si aggiunge una complessità implicita dell’Apm, relativa ad approcci, metodologie, confini, complessità, ma attribuisce anche una parte della colpa alla debolezza dell’offerta.


Hal Knowledge Solutions, da parte sua, in quanto realtà che opera attraverso tre linee guida: prodotti e servizi innovativi per il Data Portfolio Management (Dpm), gestione di progetti di software reengineering e Apm, ha sottolineato che le risposte ci sono e sono fatte non solo di tecnologia, ma anche di metodologia e di organizzazione e regole.


L’approccio consigliato da Mario Invernizzi, vice president of sales Southern Region di Hal è quello di procedere con una metodologia per step successivi, che consente di avere già dei risparmi in pochi mesi. Infatti, ogni fase ha una diversa tempistica di implementazione e quindi di raggiungimento del Roi.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome