Il computer che impara

Il potere più grande di un computer è la sua velocità e precisione; il più grande limite la mancanza di creatività. Tuttavia di fronte a database con milioni di dati e alle esigenze di scoprire la conoscenza in essi presenti, le capacità di apprendimento del computer sono utilissime per l’azienda

Ciascun essere vivente impara ad adattarsi nel suo ambiente allo scopo di
sopravvivere: imparare, apprendere è quindi una necessità fondamentale, senza la
quale non c’è vita. 


Vi sono numerosi modi di imparare e altrettante definizioni di apprendimento,
però, ci si vuole concentrare, non tanto sul significato e sulla natura
dell’apprendimento, ma piuttosto su come stabilire quando un individuo ha
imparato qualcosa. Un individuo impara a eseguire un certo compito passando, a
parità di condizioni, da una situazione di incapacità di esecuzione a una
situazione di possibilità di esecuzione (Adriaans 1996). 


Se un computer, una volta addestrato, non è inizialmente capace a eseguire un
compito, ma in seguito, alle stesse condizioni, ne acquista la capacità, allora
si può affermare (sulla base di quanto discusso sopra) che ha imparato qualcosa.
Si potrebbe quindi affermare che un computer è in grado di apprendere:
conclusione piuttosto insensata, poiché il computer “apprende” in quanto
programmato dall’uomo.


Se si vuole che un computer risolva delle equazioni differenziali, è
sufficiente scrivere un programma, una serie di istruzioni che lo rendano capace
di fornire le soluzioni. 


Poi, dire che un computer ha imparato qualcosa non significa che è un
computer è in grado di imparare da solo ogni cosa.


Se un individuo sa suonare al pianoforte un solo e unico brano, si può
affermare che è capace di suonare il piano? In un certo senso sì, ma si avrebbe,
comunque, la sensazione che la conoscenza di un solo brano non sia sufficiente
per sostenere una tale affermazione. Perché si possa dire che questo individuo
suoni il pianoforte, è necessario che sappia suonare un certo numero di brani e,
soprattutto, che sia in grado di impararne altri.


Questo significa che l’individuo non solo deve eseguire uno specifico
compito, ma deve avere anche una capacità di apprendimento generale tale da
consentirgli di assolvere nuovi compiti.


Bisogna, quindi, disporre di un metodo di addestramento che permetta di
risolvere problemi nuovi e sconosciuti.


Ci sono varie scuole di pensiero che ritengono di estrema importanza
stabilire una definizione di apprendimento che enfatizzi le differenze nelle
capacità di apprendimento tra gli esseri umani e gli animali (e a volte tra gli
esseri umani e le macchine).


Un essere umano ha la capacità di imparare un’infinità di cose nuove,
soprattutto grazie alla sua creatività; ed è proprio la creatività che lo rende
diverso dalle macchine (e forse anche dagli animali). È certo che, in fatto di
capacità di apprendimento, un computer “sparisce” di fronte a un essere umano (e
anche di fronte agli animali di specie superiore) ed è destinato a “sparire” per
ancora numerosissimi anni. Camminare, parlare, giocare a palla, sono problemi
insormontabili per un computer.


Tuttavia vi sono tante cose che un computer può imparare. E’ più facile
studiare le capacità di apprendimento dei computer rispetto a quelle degli
uomini, perché, nel caso delle macchine, si conosce esattamente la natura della
loro conoscenza.


Si può affermare che un computer sa risolvere equazioni differenziali se è in
grado di trovare un metodo per la soluzione di tali tipi di equazioni in base a
un numero di esempi riguardanti equazioni risolte correttamente ed equazioni
risolte in modo scorretto. In pratica, per eseguire un dato compito, un computer
deve essere in grado di “crearsi” un programma basandosi su degli esempi.


Alla luce di quest’ultima affermazione si arriva a una nuova definizione di
apprendimento: un computer impara se è capace di creare autonomamente dei
programmi che gli consentano di affrontare e risolvere nuovi problemi.


Se si raffronta la capacità di apprendimento di un computer con quella di un
uomo, si trovano delle contraddizioni inaspettate: una macchina in un paio di
minuti riesce a fare confronti tra milioni di dati, mentre nessun uomo ci
riuscirebbe. D’altro canto, per un uomo è facile riconoscere un viso o fare un
dolce, per un computer è estremamente difficile, se non impossibile.


Le capacità di apprendimento dei computer non sono, dunque, applicabili per
la risoluzione di tutti i problemi, ma solo per un loro insieme ristretto.


Ad oggi, il potere più grande attribuito a un computer è legato alla sua
velocità e precisione; il suo più grande limite è, invece, la mancanza di
creatività. Un computer può risolvere semplici puzzle, ma non problemi reali. E’
relativamente facile scoprire pattern in un database di marketing di milioni di
record, ma è impossibile eseguire compiti per i quali è richiesta creatività e
una generale conoscenza del mondo, come ad esempio risolvere un caso di omicidio
o redigere un piano di marketing.


La macchina è in grado di risolvere problemi che possono essere espressi in
un limitato numero di stringhe o simboli. Nonostante questo, di fronte a grandi
database che contengono milioni di dati e alle esigenze di scoprire
automaticamente le informazioni, la conoscenza in essi presenti, le capacità di
apprendimento del computer, seppur limitate, sono comunque di grande valore per
un’azienda.


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