La costruzione dei modelli non è in sé sufficiente, anche se fondamentale; serve, soprattutto, disporre d’informazioni analitiche sul rischio di credito dei clienti e anche sui rischi operativi. Per Basilea II, rischio operativo è qualsiasi rischio di …
La costruzione dei modelli non è in sé sufficiente,
anche se fondamentale; serve, soprattutto, disporre d’informazioni analitiche
sul rischio di credito dei clienti e anche sui rischi operativi. Per Basilea II,
rischio operativo è qualsiasi rischio di perdita risultante da inefficienze o
inadeguatezza di processi, persone, sistemi o da eventi esterni. Nel cammino
verso Basilea II le banche sono ormai in dirittura d’arrivo relativamente alle
valutazioni del rischio di credito (assegnazione di rating alla clientela).
Nello scorso biennio i sistemi informatici bancari hanno registrato sensibili
interventi, anche a seguito della contemporanea normativa sui nuovi principi
contabili internazionali (Ias), che andranno in vigore dal 2005. Sia Basilea II
che Ias richiedono alle banche di predisporre l’informativa interna già dal 2004
al fine di assicurare una base storica su cui operare confronti.
Quale impatto si è registrato sui sistemi informativi bancari? L’informatica
ha saputo rispondere a questa ennesima sfida, dopo aver fronteggiato l’Anno 2000
e l’euro. Gli investimenti informatici effettuati dalle banche sono stati
rilevanti, in alcuni gruppi si sono posizionati fra i 15 e i 30 milioni di euro,
secondo quanto dichiarato nel corso del recente convegno di Business
International “Le sfide di Basilea II per il sistema banca/impresa”. I lavori
non sono tuttavia ancora terminati, si stanno mettendo a punto i modelli ed è
iniziata presso i principali gruppi bancari (da Banca Intesa, a Bpm, a
Unicredito, per citarne alcuni), la sperimentazione operativa dei modelli e la
fase di formazione del personale della banca. E proprio in questa fase sono
state confermate le difficoltà che ci si attendeva, in particolare la carenza
d’informazioni sui clienti medio-piccoli e la rigidità dei sistemi informativi
delle banche, progettati nel tempo con altri obiettivi. Nulla di nuovo sotto il
sole.
La sfida dell’informatica, da sempre, è stata quella di saper coniugare
sistemi transazionali e sistemi decisionali e, da questo punto di vista, Basilea
II è un caso da manuale. Ovviamente sono state favorite le banche che hanno
saputo intervenire in anticipo sull’architettura logica dei sistemi informativi
provvedendo alle inevitabili operazioni di data cleaning e curando in
particolare l’integrazione fra i diversi sottosistemi della banca e gli impatti
organizzativi. Le banche dati da sole non bastano. Informazioni così delicate
come l’affidamento ai clienti richiedono una conoscenza del contesto nel quale
l’azienda cliente opera, non disgiunta dalla valutazione di dimensioni
qualitative e di trend.
Infatti, come ha sottolineato Simone Scettri di Oic (Organismo Italiano
Contabilità), “se appare indubbio il vantaggio di una informativa Ias ai fini
del sistema di rating è al tempo stesso necessario che all’interno delle banche
vengano sviluppati degli skills in grado di acquisire e interpretare dal
bilancio Ias quelle informazioni quali-quantitative utili per la stima dei
parametri dell’internal rating based”.
Fausto Galmarini, di Unicredito, ha sottolineato come il Gruppo bancario
abbia centrato le analisi per Basilea II su due processi fondamentali: la
valutazione della controparte e la valutazione della transazione, attuata
tramite processi elettronici. La decisione finale è tuttavia prerogativa del
gestore dei rapporti con la clientela.





