Il principio di uguaglianza ribadito ai TwittAwards 2012 di Milano.

Lo scorso fine settimana a Milano la comunità italiana di Twitter ha vissuto il proprio momento: i TwittAwards 2012.
Un evento sereno, ironico, partecipato, attento, attivo. Positivo, insomma.

Non interessa qui dire chi ha vinto i premi. Anche perché quello unico e sostanziale è andato a un’idea, che, non è una scoperta, è quella della piattaforma di microblogging in sé.

Esaustivo in merito il servizio del Tg3 Lombardia, nel quale un Beppe Severgnini a proprio agio con il contesto centra il tema: su Twitter, se ci metti la faccia, vieni fuori per quel che sei, non ti puoi camuffare.

Qualche indicazione, perlopiù conferme, l’evento le ha date.
Una riguarda le cosiddette celebrità, che benché premiate e riconosciute (come il Severgnini di cui sopra), escono ridimensionate dal motore a 140 caratteri.

Le vere personalità sono gli sconosciuti, che ogni giorno mettono in campo del proprio e lo condividono con un’audience che va componendosi con certosina pazienza.

La crescita della conoscenza Twitter non si può alimentare con integratori o steroidi, ma solamente con la costanza, delle idee e del rendimento di queste.

Di fatto, chiedendo di fare solamente i passi che la gamba consente Twitter ha anticipato i tempi.
Ha tradotto in chiave letteraria il concetto del fiscal compact.
Qui non si può mentire sui i valori, che sono sotto gli occhi di tutti. Anche e soprattutto quelli delle cosiddette celebrità.
Che, non è un caso, spesso escono ridimensionati dal contatto con i loro simili. Che poi siamo noi.
Una livella, per dirla come Totò.

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