Opendata: non è miracolo a Milano

Ovvero, se non ci si muove mettendoci del proprio anche le agende digitali rischiano di invecchiare precocemente.

L’agenda digitale europea sta correndo il rischio di diventare marginale.

In ritardo lo è già, nonostante la vicepresidente della Commissione europea con delega sull’argomento, Neelie Kroes, non manchi di parlarne pressoché settimanalmente.
Il fatto è che dice sempre le stesse cose.
Le riassumiamo: bisogna dare connettività a tutti, bisogna avere reti affidabili, bisogna che i dati siano sicuri, bisogna sviluppare un’economia digitale.

Chiunque frequenti queste pagine è d’accordo sugli assunti da almeno dieci anni e non necessita di ulteriori opere di convincimento.

I destinatari delle comunicazioni sono altri: i governi e le compagnie di Tlc.

Si fa largo allora una considerazione: la visione dell’agenda digitale è in mano alle elite, che proverbialmente del bene comune hanno una visione, ad andar bene, personalistica.

Di solito è peggio e si sta su una scala graduata che va dal paternalistico all’interessato.

Sul campo oggi ci sono altri fenomeni, di cui nelle stanze elitarie non si parla: crowdfunding, e-commerce minuto, crowdsourcing, moneta virtuale, ridimensionamento di budget e organici.

Questo è il quotidiano di una Rete che avanza e ridefinisce il vivere sociale: lavoro, vita, servizi.

Indietro non si torna e con le invocazioni di stampo “bisognesco” purtroppo non si ottiene molto.

Meglio allora accelerare su qualche fronte, con poche regole ma chiare.

Per esempio, il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha scritto ieri su Twitter a proposito del progetto anticipato a marzo e ora concretizzatosi nella beta di un portale accessibile (si accede QUI), che gli open data sono “trasparenza inclusiva, per semplificare la vita quotidiana dei residenti e offrire una leva di sviluppo economico”.
Ancora: “sono utili per gli startupper: i dati aperti aiutano anche i cittadini a comprendere meglio le dinamiche della città”.

Il progetto, che secondo lo staff del Comune «attua l’Agenda Digitale in linea con le regole nazionali e comunitarie», punterà anche alla creazione di app civiche, per migliorare la comunicazione tra cittadini e amministrazione e per facilitare la vita urbana, di concerto con l’apertura della rete wi-fi civica.

Tutto sommato è un piccolo passo.
Ma l’esperienza dell’amministrazione milanese potrebbe diventare una best practice, di cui è spontaneo rallegrarsene. Ma a pensarci bene non è un miracolo: è uno dei pochi investimenti che si possono fare a costi quasi zero, quindi con ampi margini

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