Memorie e riflessioni sull’avvicinamento del Popolo Numerico a un fatto proposto come epocale. La nostra modesta proposta: nutriamo gli scarsi anziché gli scarsissimi
Come saprete, la consultazione pubblica per contribuire all’agenda digitale italiana è online. Chiunque, anche senza essere Confindustria Digitale, può scaricare il formulario e dare il proprio contributo, che sarà valutato e, se giudicato opportuno, inserito nell’azione di Governo.
Fino al 15 maggio è possibile commentare idee altrui, compilare il modulo relativo ad una o più delle sei aree o anche lanciarsi nella completa compilazione.
L’agenda, ricorderete, è articolata in sei punti, che tra un paio di mesi diventeranno il decreto Digitalia: misure concrete con termine nel 2020 ma con traguardi intermedi.
Ricordiamoli: e-government, ricerca e innovazione, smart city, e-commerce, competenze digitali, infrastruttura e sicurezza.
Uno dei punti forti della sezione “competenze digitali” (talmente frequentata che ad oggi, 18 aprile ore 9.35, il link dalla immagine in home page è sbagliato) è la formazione.
Gli italiani che non sono al passo con i tempi sono molti, non solo per i tanti anziani, diciamolo senza problema, ma soprattutto per i giovanissimi inadeguati, in controtendenza nelle statistiche europee.
Ecco perché è corretto spingere per un grande cambiamento che impieghi meglio i fondi già destinati alla formazione, ovunque siano essi disponibili, in sede europea, pubblica e anche aziendale.
Puntiamo sul 5
Proviamo a dare i voti in comprendonio e pratiche digitali. Usando quelli da 1 a 10, in Italia abbiamo molti 1 e 2, ma anche molti 3 e 4.
Dovunque si chieda, pare assoluta la deduzione che si starà meglio portando tutti almeno a 3, dedicando minore attenzione agli altri. Come se le cose fossero statiche.
Ma quanto tempo serve per portare un 1 a valere 3? E che ci si fa con un 3? Inoltre nel tempo di apprendimento, forzatamente lungo, le cose saranno cambiate, vanificando l’insegnamento.
A noi non sembra il caso di agire sul primo livello.
Noi pensiamo che esista un livello medio, diciamo corrispondente al voto 5, che garantisce non solo alcune competenze, ma anche la sensibilità necessaria per autoaggiornarsi.
Ed è qui che la nostra riflessione si fa proposta.
Non ci conviene portare verso il 5 chi può arrivare fin lì e da quel momento in poi può andare avanti da solo?
Probabilmente il numero di persone che possono essere portate a 5 è molto maggiore di quelle che faticosamente possono arrivare a 3. E magari possono aiutare anche gli altri.
La nostra proposta non sarà ispirata all’égalité né alla fraternité, ma ci sembra sensata.
Ovviamente restiamo a disposizione di idee diverse, che immaginiamo arriveranno.
Di idee diverse e magnifiche ce ne sono sempre tante, anche sull’agenda digitale.
Ne ricordiamo una in tema.
Dicebamus Heri
“C’è anche da chiedersi quanto possa valere in pratica un’azione fatta in questo momento politico e con la speculazione internazionale sempre pronta ad approfittare di crolli di credibilità“, dicevamo il 31 gennaio 2011 nel commentare l’azione di cento pensatori che nominalmente avrebbero acquistato una pagina sul Corriere della Sera per lanciare il loro “Manifesto” sull’agenda digitale italiana.
Dei succitati pensatori non sembra esserci più traccia dall’11 settembre 2011, data dell’ultimo post sul loro sito.
Qualche giorno dopo tornammo sull’argomento, dicendo che ci saremmo sentiti meglio rappresentati se avessimo letto, anche in poche parole, meno retorica e più sostanza, in particolare verso l’agenda digitale europea.
Che nel manifesto non c’era, e invece avrebbe dovuto. Ma c’era la macchina a vapore.





