Il peso falso

Ritornano gli anni 70: l’antitrust Usa pensa al mainframe.

La notizia è ormai di quasi una settimana: l’antitrust statunitense ha avviato un’inchiesta su un possibile abuso di posizione monopolista di Ibm sul mercato mainframe. L’iniziativa scaturisce dalle segnalazioni di due concorrenti, la T3T e Platform Solutions, società nel frattempo (un anno fa) acquisita dalla stessa Ibm.

Non è una novità per Big Blue, che negli anni 70 fu oggetto delle stesse attenzioni da parte del dipartimento di Giustizia statunitense. La questione, che all’epoca, con un mercato nascente poteva avere senso, si chiuse, oltre dieci anni dopo, con un nulla di fatto.

La storia ora si ripete e Ibm dovrebbe cogliere due aspetti, per rallegrarsene e dolersene.

C’è, infatti, anche un che di positivo nella faccenda: il barometro che caratterizza da sempre il mainframe ora volge al bello. Lo strumento è tornato al centro dell’attenzione, le attese sono alte, il mercato va. Logico, quindi, che spuntino anche pretendenti a un ipotetico trono, che rimane comunque non attaccabile, da nessun lato.

Il fatto è che Ibm il mainframe non solo lo ha inventato, Ibm è il mainframe. Lo sanno bene tutte le altre società It che sull’indotto collaborano, producono, creano valore e non pensano ad adire chissà quale azione.

La notazione in qualche modo negativa dell’accaduto fa riferimento a un’iniziativa che non potrà portare a cambiare le cose, ma che impegnerà organismi e società in un dibattito sterile. Temiamo si perderà tempo e risorse.

Le accuse contro Ibm sono già state respinte dai giudici di primo grado, ma il governo Usa va avanti. Chi puntava sulla cristallina concretezza obamiana ha un’occasione per riesaminare le proprie idee.

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