Per stare sul Web serve il Kers

Meglio ricordarsi come si faceva quando c’era il batch.

Cento minuti. È quanto è rimasta ferma la Web mail di Google all’inizio di questa settimana.
Il buio di Gmail ha obbligato le persone che lo sfruttano a fare qualcosa d’altro.

C’è chi ha pensato subitaneamente di farne un oggetto di discussione sui social network o sui blog. E la stessa Google ha utilizzato il proprio blog per motivare l’accaduto. C’è chi avrà fatto altro, magari avrà pensato a cosa scrivere una volta riattivato il servizio e se lo sarà appuntato.

Alcune osservazioni.
Il servizio è gratuito. Non per questo non deve funzionare, ma, diciamo, può beneficiare di un grado di indulgenza.
Il servizio è gratuito ma serve, come la pubblicità, a fidelizzare. Quindi è meglio che funzioni, altrimenti la reputazione ne risente.

Le operazioni di aggiornamento dell’infrastruttura, causa dell’intoppo, ormai sono diventate un fattore critico a tutti i livelli e le tattiche cosiddette di business continuity sono entrate nella quotidianità di tutti.

Per ottimizzarle, in senso figurato, sarebbe forse utile disporre di un virtuosismo come il Kers delle macchine di formula uno, il sistema che in marcia recupera energia cinetica per sprigionarla successivamente.

Ma è più agli utenti che servirebbe il Kers, ancora in senso metaforico.
Il che non vuol dire abbandonare il sincronismo dell’online, piuttosto farsi una riserva di riflessioni, idee e risorse per esprimere, dopo, quello che si sarebbe detto due ore prima.
Magari meglio e senza farsi cogliere da un improduttivo sconforto.

Il bello della rete è che comunque la pazienza è sempre una virtù che paga, come in tutte le cose.

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