Monitoring dei datacenter? Cruciale al tempo del cloud

Fata_Informatica_CapobiancoIn un panorama caratterizzato da una generale riduzione della spesa aziendale, approntare un’efficace strategia di prevenzione del rischio dei propri apparati, datacenter in primis, diventa essenziale per qualsiasi impresa.

Lo sostiene Antonio Capobianco, Ceo di Fata Informatica, realtà romana che dal 1994 fornisce servizi specialistici ad alto valore aggiunto per progettare, realizzare, integrare e gestire sistemi e infrastrutture informatiche complesse proponendo, dal 2005, il sistema di Unified Proactive Monitoring SentiNet³ per monitorare i sistemi It.

Interrogatosi sull’accettazione, o meno, del cloud da parte del mercato, il manager evidenzia un graduale passaggio alla nuvola principalmente nella modalità ibrida, “con un gran numero di aziende che sceglie quali applicazioni tenere on premise, ovvero in casa, e quali portare nel cloud pubblico”.
Restano, infatti, numerose, per Capobianco, le aziende che “continuano a disporre di un ambiente di cloud computing che rimane completamente all’interno del datacenter e che consente di mantenere i dati dentro la propria struttura operativa, bypassando le note preoccupazioni inerenti privacy e sicurezza”.

Tuttavia, sebbene in modalità ibrida, questo spostamento di una quota parte del parco applicativo in cloud ha, però, una ripercussione diretta sui costi aziendali. Chiamate “a fare i conti con una sostanziale riduzione degli investimenti nella propria infrastruttura”, non solo per il numero uno di Fata Informatica, garantire la ridondanza degli impianti per assicurare la continuità di servizio dei datacenter risulta particolarmente oneroso per un’azienda di piccole e medie dimensioni.

In ballo ci sono reattività immediata alle criticità nel momento stesso in cui si manifestano e taglio drastico dei costi finanziari e ambientali dei propri datacenter. “Se l’adozione di nuove architetture, come container, strutture modulari ed economizzatori può certamente aumentare l’efficienza in termini di costi”, per Capobianco risulterebbe più strategico “risparmiare massimizzando le efficienze operative”.

Prevenire è meglio che curare
Da qui il suggerimento a optare per un “approccio predittivo” che favorisca azioni di monitoraggio e prevenzione delle capacità e delle funzionalità dei propri datacenter. Una strada obbligata, ma non certo priva di insidie.
I parametri da controllare per garantire un buono stato di salute dei propri dispositivi non sono pochi. Temperatura, umidità, presenza di acqua, fumi, sono solo alcuni dei livelli da monitorare con cura per evitare gravi danni a datacenter e server aziendali” ricorda il manager avvezzo ad aver per clienti Ministeri, Forze Armate, Telco e realtà private.
Il rimando è, allora, a un’analisi puntuale di tali parametri quale “punto fondamentale per tutti i manager It che vogliano adottare una politica di riduzione dei consumi e ottimizzazione delle prestazioni intervenendo in tempo reale in caso di anomalie nelle prestazioni degli apparati in uso”.

Il riferimento di Capobianco va ad “adeguati sistemi di monitoraggio ambientale per tenere sotto controllo ciò che succede all’interno delle mission critical facilities, quali singoli rack, server room e datacenter per prevenire failure, downtime e conseguente perdita di revenue e reputation”.
Ma anche a strumenti di monitoraggio ambientale in grado di far eseguire azioni automatiche al verificarsi di eventi disastrosi “offrendo un quadro completo e sempre aggiornato dello stato di salute dei datacenter anche da remoto, così da intervenire e assicurare sempre la continuità di servizio eseguendo azioni automatiche al verificarsi di eventi disastrosi”.
Nel computo della scelta andrebbero, infine, considerate facilità di utilizzo, velocità di messa in esercizio e utilizzo di sensori wireless che permettono di controllare centinaia di parametri contemporaneamente.

Perché, conclude Capobianco: “Una gestione ottimale degli apparati aziendali rappresenta il primo passo verso una più moderna strategia di business che massimizzi l’efficienza operativa delle infrastrutture aziendali esistenti così da liberare risorse da investire in quella innovazione tecnologica e digitale che ha per leva strategica proprio il cloud”.

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