RarEarth, startup deep tech specializzata nel recupero e nella rigenerazione dei magneti permanenti contenuti nei rifiuti elettronici, ha vinto l’Italian Master Startup Award (IMSA) 2026, il riconoscimento nazionale promosso da PNICube per le imprese innovative nate dalla ricerca accademica che hanno già dimostrato la capacità di affermarsi sul mercato.
Alla ventesima edizione del premio, organizzata a Torino l’8 ottobre in collaborazione con I3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, hanno partecipato 19 startup finaliste. Per la prima volta, accanto al riconoscimento assoluto, sono stati assegnati tre premi speciali in denaro nelle categorie ICT, Industrial e Life Sciences-MedTech, vinti rispettivamente da Small Pixels, FieldRobotics e Lemons in the Room.
Ulteriori riconoscimenti sono andati a Harmonic V, premiata insieme a Lemons in the Room da Invitalia, e a Kazaam Lab, destinataria della menzione speciale della Fondazione Marisa Bellisario.
L’Italian Master Startup Award, istituito nel 2007, si distingue dalle competizioni dedicate alla nascita di nuove imprese perché valuta i risultati ottenuti da startup costituite da almeno due anni, provenienti dalle università e dagli enti pubblici di ricerca della rete PNICube.
RarEarth recupera i magneti permanenti dai rifiuti elettronici
Fondata nel 2023 e proveniente da Start Cup Lombardia, nella categoria Cleantech & Energy, RarEarth ha sviluppato una tecnologia proprietaria per il riciclo diretto dei magneti permanenti in Neodimio-Ferro-Boro (NdFeB), utilizzati nei motori elettrici, nelle turbine eoliche, nella robotica e in numerosi dispositivi elettronici.
Questi componenti contengono elementi delle terre rare, materie prime considerate strategiche per l’industria europea a causa della loro importanza tecnologica e della concentrazione geografica delle filiere di approvvigionamento.
La tecnologia sviluppata dalla startup utilizza un processo magnet-to-magnet che consente di recuperare i magneti presenti in motori e apparecchiature a fine vita, rigenerarne le leghe attraverso trattamenti meccanici e chimici e produrre nuovi magneti con prestazioni equivalenti a quelle dei componenti realizzati con materiali vergini.
Il procedimento prevede lo smontaggio dei dispositivi, la separazione dei componenti magnetici, la smagnetizzazione mediante riscaldamento controllato e la purificazione selettiva delle leghe. Il materiale recuperato viene trasformato in polvere magnetica utilizzabile per produrre nuovi componenti, evitando di dover separare completamente gli elementi delle terre rare per ricostruire successivamente le leghe.
Il processo di riciclo sviluppato da RarEarth consente di ridurre le emissioni associate alla produzione di magneti da circa 25 a 5,9 kg di CO₂ equivalente per chilogrammo di prodotto, una diminuzione del 76%. La tecnologia permette inoltre di ridurre il consumo d’acqua fino al 90% rispetto alla produzione convenzionale e di realizzare magneti con oltre l’80% di materiale riciclato.
La startup ha raccolto circa 10 milioni di euro di finanziamenti e sta passando dalla fase pilota alla realizzazione del primo impianto industriale.
Nel giugno 2026 è stata selezionata dall’European Innovation Council Accelerator come unica impresa italiana tra le 38 startup europee ammesse al finanziamento in quella tornata, ottenendo un contributo a fondo perduto di 2,5 milioni di euro e la possibilità di negoziare un investimento in capitale fino a 6 milioni di euro.
Il progetto si inserisce nelle politiche europee per la sicurezza degli approvvigionamenti delle materie prime critiche, disciplinate dal Critical Raw Materials Act, che prevede il rafforzamento delle capacità europee di estrazione, trasformazione e riciclo.
“In un Paese come l’Italia, che non dispone di risorse significative di terre rare, i rifiuti rappresentano una vera e propria miniera da valorizzare. Vogliamo contribuire all’autonomia di approvvigionamento dell’Italia e dell’Europa, trasformando materiali oggi considerati scarti in risorse strategiche per la competitività e lo sviluppo industriale”, afferma Lorenzo Ghettini, Business Developer di RarEarth.
Il riconoscimento IMSA, aggiunge Ghettini, offre alla startup nuove opportunità di collaborazione con imprese industriali, operatori della gestione dei rifiuti, centri di ricerca e istituzioni, indispensabili per sviluppare le applicazioni industriali della tecnologia.
Small Pixels vince nella categoria ICT con l’intelligenza artificiale per il video
Il Premio Speciale ICT è stato assegnato a Small Pixels, startup proveniente da Start Cup Toscana che sviluppa soluzioni di intelligenza artificiale per l’elaborazione e il miglioramento dei video in tempo reale.
La tecnologia proprietaria SPAIQ utilizza algoritmi di computer vision e reti neurali per migliorare la qualità delle immagini, ottimizzare la compressione e recuperare contenuti video degradati.
Le applicazioni comprendono l’aumento della risoluzione, la riduzione degli artefatti introdotti dalla compressione e l’ottimizzazione della trasmissione video, con la possibilità di ottenere una qualità visiva superiore a parità di banda disponibile oppure di ridurre il bitrate mantenendo una qualità comparabile.
L’architettura software è progettata per funzionare anche su dispositivi con risorse computazionali limitate e può essere integrata nelle infrastrutture esistenti, rendendo le tecniche di miglioramento delle immagini utilizzabili anche in applicazioni che richiedono elaborazioni in tempo reale.
Le soluzioni sono rivolte a emittenti televisive, aziende del settore media, operatori di videosorveglianza e fornitori di tecnologie video, per i quali la qualità dell’immagine e il consumo di banda rappresentano due parametri determinanti nei costi di distribuzione e gestione dei contenuti.
FieldRobotics sviluppa rover autonomi per l’agricoltura di precisione
Nella categoria Industrial ha vinto FieldRobotics, spin-off dell’Università di Bologna proveniente dall’incubatore AlmaCube, specializzato nello sviluppo di sistemi robotici autonomi per le attività agricole.
La startup concentra la propria attività soprattutto sulla frutticoltura e sulla viticoltura, settori nei quali la robotizzazione delle lavorazioni incontra difficoltà legate alla conformazione del terreno, alla presenza delle colture e alla necessità di utilizzare attrezzature differenti.
Il prodotto principale è HammerHead, un rover agricolo cingolato completamente elettrico, utilizzabile in modalità autonoma oppure mediante controllo remoto.
La piattaforma dispone di una capacità di carico di una tonnellata e di un’architettura modulare compatibile con attrezzature agricole standard, caratteristica che consente di impiegarla per diverse operazioni senza sviluppare macchinari dedicati a ciascuna lavorazione.
Tra le attività automatizzabili figurano la trinciatura, la gestione del terreno, i trattamenti agricoli e la potatura.
La tecnologia è protetta da quattro brevetti e ha già raggiunto una prima fase di applicazione commerciale, con installazioni in otto aziende agricole italiane.
Nel 2025 FieldRobotics ha ottenuto l’euRobotics Tech Transfer Award, riconoscimento dedicato al trasferimento delle tecnologie robotiche dalla ricerca al mercato, per il progetto HammerHead.
La startup sta lavorando al consolidamento della propria capacità produttiva e all’espansione commerciale internazionale.
Lemons in the Room utilizza la realtà virtuale durante le cure ospedaliere
Il Premio Speciale Life Sciences-MEDTech è stato assegnato a Lemons in the Room, startup proveniente da Start Cup Toscana che sviluppa applicazioni di realtà virtuale immersiva per il settore sanitario.
La tecnologia viene utilizzata durante procedure e trattamenti ospedalieri per contribuire a ridurre lo stress, l’ansia e il dolore percepito dai pazienti.
Attraverso esperienze immersive, il sistema offre una forma di distrazione e coinvolgimento sensoriale che può accompagnare determinate procedure cliniche, migliorando l’esperienza del paziente e supportando il personale sanitario nella gestione dei trattamenti.
La soluzione è stata sottoposta a validazione scientifica e la startup collabora con medici e centri di ricerca per valutarne l’efficacia nella pratica clinica.
Lemons in the Room è già presente in oltre 20 ospedali italiani, dove la realtà virtuale viene integrata in differenti percorsi assistenziali.
La società ha ricevuto anche il Premio Speciale Invitalia, condiviso con Harmonic V.
Harmonic V e Kazaam Lab ricevono i riconoscimenti speciali
Il Premio Speciale Invitalia è stato assegnato a Lemons in the Room e a Harmonic V, startup proveniente da Start Cup Lazio che sviluppa sistemi di allenamento fisico personalizzato.
La soluzione di Harmonic V comprende un coach olografico che monitora in tempo reale l’attività cardiaca durante l’esercizio, utilizzando queste informazioni per adattare l’allenamento e ottimizzare la preparazione sportiva.
Le due imprese avranno accesso a un percorso di accompagnamento dedicato da parte di Invitalia, che comprende il supporto nell’utilizzo degli strumenti di agevolazione e opportunità di incontro con imprese, investitori, incubatori e acceleratori attraverso il Sistema Invitalia Startup.
“Ad oggi, oltre la metà delle startup innovative italiane ha presentato domanda ai nostri incentivi”, ha dichiarato Danila Sansone, responsabile Sviluppo Imprese di Invitalia, sottolineando il ruolo degli strumenti pubblici di finanziamento e accompagnamento nella valorizzazione dei risultati della ricerca.
La Menzione Speciale della Fondazione Marisa Bellisario, assegnata in collaborazione con l’Osservatorio Scientifico Imprese Femminili (OSIF) dell’Università di Roma Tor Vergata alla migliore startup femminile, è andata invece a Kazaam Lab, spin-off dell’Università di Palermo proveniente da Start Cup Sicilia.
La startup sviluppa tecnologie per la medicina di precisione, con applicazioni destinate alla gestione di patologie complesse e alla personalizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici.
Le attività di Kazaam Lab sono orientate a rendere gli strumenti della medicina di precisione accessibili a un numero più ampio di strutture sanitarie e utilizzabili per una maggiore varietà di condizioni cliniche, favorendo il trasferimento nella pratica medica dei risultati della ricerca.
Dalla ricerca universitaria al mercato, il ruolo dell’Italian Master Startup Award
Il premio assoluto IMSA 2026 consiste in 10.000 euro, cofinanziati da PNICube e I3P. Alla ventesima edizione sono stati affiancati per la prima volta anche tre riconoscimenti economici dedicati alle categorie tecnologiche.
L’iniziativa coinvolge imprese nate dalla ricerca scientifica che hanno superato la fase iniziale di costituzione e hanno avviato un percorso di sviluppo commerciale, valutandone i risultati economici, le prospettive di crescita e la capacità di trasferire le tecnologie ai settori produttivi.
La rete PNICube, fondata nel 2004, comprende 61 associati tra università, incubatori accademici e altri soggetti impegnati nella promozione dell’innovazione. Opera in 18 regioni italiane attraverso 17 competizioni locali Start Cup e due iniziative nazionali, il Premio Nazionale per l’Innovazione e l’Italian Master Startup Award.
“IMSA conferma che la ricerca italiana è capace di generare startup deep tech di alta qualità. La missione di PNICube è accompagnarle oltre la fase di avvio, creando le condizioni perché possano crescere, attrarre investimenti e competere sui mercati internazionali generando impatto per la società”, ha affermato Paola Paniccia, presidente di PNICube e delegata allo Sviluppo di Imprese, Start-up e Spin-off dell’Università di Roma Tor Vergata.
“Le soluzioni all’avanguardia presentate durante l’Italian Master Startup Award 2026 dimostrano ancora una volta il valore concreto del trasferimento tecnologico”, osserva Giuseppe Scellato, presidente di I3P, che sottolinea il percorso di crescita di RarEarth, impresa sostenuta dall’incubatore del Politecnico di Torino e già distintasi per risultati tecnologici, sostenibilità e potenziale economico.
Per Riccardo Di Stefano, vicepresidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria, la crescita delle imprese nate dalla ricerca richiede soprattutto un rafforzamento dei rapporti con il sistema industriale.
“Le startup innovative non hanno bisogno soltanto di capitali. Hanno bisogno di imprese con cui sviluppare e validare le proprie soluzioni, di filiere in cui crescere e di mercati da raggiungere. La sfida è costruire un ecosistema stabile tra ricerca e industria, perché sempre più tecnologie nate nelle università possano trasformarsi in nuove imprese, occupazione qualificata e capacità produttiva per il Paese”, osserva Di Stefano.
Alle startup finaliste sono inoltre offerte opportunità di collaborazione attraverso i partner dell’iniziativa, tra cui Invitalia, Fondazione Marisa Bellisario, Business France, Institut français, GammaDonna e Social Innovation Monitor.
Business France metterà a disposizione delle imprese finaliste interessate a sviluppare un progetto di insediamento in Francia un servizio gratuito di accompagnamento.










