Lo sviluppo delle tecnologie open source per il cloud e l’intelligenza artificiale assume un ruolo sempre più importante nella strategia di OVHcloud, che amplia la propria partecipazione alla Cloud Native Computing Foundation (CNCF), l’organizzazione che coordina l’evoluzione di Kubernetes e di numerosi altri componenti fondamentali delle infrastrutture cloud native. Con il passaggio al livello Platinum, il provider europeo acquisisce un seggio nel Governing Board della fondazione, partecipando alle decisioni organizzative e alle priorità di investimento a sostegno dell’ecosistema.
L’annuncio, diffuso il 7 ottobre 2026 in occasione dell’Open Source Summit Europe di Praga, consolida una collaborazione che comprende già contributi diretti a progetti come Harbor e Cilium e l’impiego di Kubernetes su migliaia di cluster di produzione. Il maggiore coinvolgimento nella CNCF si inserisce in una fase nella quale la diffusione delle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale sta aumentando l’importanza di standard aperti, interoperabilità e indipendenza dai singoli fornitori.
Per OVHcloud, che opera con 46 data center e serve circa 1,7 milioni di clienti in oltre 140 Paesi, la partecipazione alla CNCF rafforza una strategia tecnologica fondata sull’impiego e sullo sviluppo di componenti open source, con particolare attenzione alla portabilità delle applicazioni tra cloud pubblici, privati e ibridi.
La CNCF e il ruolo degli standard aperti nelle infrastrutture cloud
Fondata nel 2015 nell’ambito della Linux Foundation, la Cloud Native Computing Foundation è una delle principali organizzazioni internazionali dedicate allo sviluppo e al mantenimento delle tecnologie open source per il cloud. Nata intorno a Kubernetes, il sistema di orchestrazione dei container originariamente sviluppato da Google, ha progressivamente ampliato le proprie attività al networking, alla sicurezza, all’osservabilità, all’automazione e alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
La fondazione riunisce fornitori cloud, produttori di software, sviluppatori e aziende utilizzatrici, favorendo la collaborazione tra organizzazioni concorrenti attraverso modelli di governance indipendenti dai singoli fornitori. All’inizio del 2026 il suo ecosistema comprende oltre 230 progetti open source e più di 270.000 contributori.
Tra le tecnologie ospitate figurano Kubernetes, Prometheus per il monitoraggio, Envoy per la gestione del traffico di rete, OpenTelemetry per l’osservabilità, Harbor per la gestione delle immagini container e Cilium per il networking e la sicurezza. I progetti vengono classificati secondo tre livelli di maturità, Sandbox, Incubating e Graduated, in base a criteri che comprendono la qualità tecnica, l’adozione e la sostenibilità della comunità di sviluppo.
La governance distingue le responsabilità economiche e organizzative, affidate al Governing Board, dalle decisioni tecniche, che coinvolgono il Technical Oversight Committee (TOC) e le comunità dei singoli progetti.
L’adesione Platinum attribuisce a OVHcloud un seggio nel Governing Board, consentendole di partecipare alle decisioni organizzative e alle priorità di investimento della fondazione. L’evoluzione tecnica dei progetti rimane invece disciplinata dai rispettivi processi di governance open source.
Con l’ingresso nel livello Platinum, OVHcloud diventa l’unico provider cloud con sede principale in Europa a raggiungere la categoria più elevata della CNCF e una delle sole tre aziende europee tra i 19 membri Platinum della fondazione, insieme alla tedesca SAP e alla britannica Arm. Nella stessa categoria figurano i principali hyperscaler internazionali: AWS, Google Cloud, Microsoft Azure e Oracle.
La partecipazione a questo livello permette quindi al provider europeo di intervenire nelle scelte organizzative di una fondazione le cui tecnologie costituiscono una parte importante delle infrastrutture software utilizzate anche dai principali hyperscaler internazionali.
Da OpenStack a Kubernetes, oltre dieci anni di infrastrutture aperte
La collaborazione di OVHcloud con gli ecosistemi open source precede di molti anni il nuovo livello di adesione alla CNCF. L’azienda utilizza OpenStack dal 2012 e ha aderito alla OpenStack Foundation nel 2014, contribuendo alla diffusione di un’architettura aperta per la gestione delle risorse di calcolo, rete e archiviazione nel cloud.
Nel 2020 gli ingegneri di OVHcloud hanno sviluppato un Kubernetes Operator per Harbor, il registro open source per immagini container e altri artefatti conformi alle specifiche OCI (Open Container Initiative), entrato tra i progetti Graduated della CNCF.
L’Operator, la cui versione 1.0 è stata pubblicata nel giugno 2021, consente di automatizzare attraverso Kubernetes le operazioni di installazione, configurazione e gestione del ciclo di vita di Harbor. Gli sviluppatori di OVHcloud hanno inoltre assunto responsabilità di manutenzione del progetto, contribuendo alla sua evoluzione.
L’utilizzo di componenti open source riguarda anche l’infrastruttura di produzione del provider, che ha sviluppato un servizio Kubernetes gestito basato su diversi progetti dell’ecosistema CNCF.
Migliaia di cluster Kubernetes e Cilium per il networking
Il Managed Kubernetes Service di OVHcloud, disponibile dal 2019, gestisce migliaia di cluster di produzione distribuiti in 20 regioni di cloud pubblico, con decine di migliaia di nodi. L’infrastruttura utilizza diversi componenti dell’ecosistema Kubernetes, tra cui Cilium, adottato come CNI predefinita inizialmente per i cluster del piano Standard, sia nelle configurazioni con una zona di disponibilità (1AZ) sia in quelle distribuite su tre zone (3AZ).
Cilium è un progetto open source basato sulla tecnologia eBPF (extended Berkeley Packet Filter), che consente di implementare funzioni di rete, sicurezza e osservabilità sfruttando le capacità del kernel Linux. La sua adozione ha sostituito, nei cluster interessati, la precedente combinazione di Calico e Flannel, utilizzata attraverso il componente Canal.
La tecnologia permette di applicare policy di rete granulari, controllare le comunicazioni tra i workload e mantenere l’isolamento tra clienti differenti negli ambienti multi-tenant. L’impiego di CiliumEndpointSlices, inoltre, riduce il carico sui cluster di gestione che devono amministrare un numero elevato di endpoint.
Attraverso Hubble, il componente dedicato all’osservabilità, gli operatori possono analizzare i flussi di traffico e verificare l’applicazione delle policy di sicurezza. OVHcloud utilizza internamente queste funzionalità, mentre la roadmap prevede di renderne progressivamente disponibili metriche e strumenti di monitoraggio anche ai clienti, attraverso le API del servizio e la risorsa CiliumNodeConfig.
L’impiego di Cilium si accompagna a contributi diretti degli ingegneri di OVHcloud al codice upstream del progetto, con interventi destinati a migliorarne il funzionamento e l’integrazione negli ambienti operativi del provider. La partecipazione allo sviluppo consente di affrontare le esigenze emerse nell’utilizzo su larga scala, rendendo disponibili i miglioramenti all’intera comunità open source.
L’architettura del servizio integra anche Kamaji per la gestione dei control plane Kubernetes, Cluster API per l’automazione del ciclo di vita dei cluster e Argo CD per la distribuzione e la gestione dichiarativa delle configurazioni secondo il modello GitOps.
La roadmap comprende l’estensione di Cilium al piano Free, la possibilità per i clienti di scegliere il componente CNI (Container Network Interface) durante la creazione dei cluster e lo studio di Cluster Mesh, funzionalità destinata a collegare cluster distribuiti su infrastrutture differenti. Sono inoltre previste attività di ottimizzazione delle prestazioni di rete, in particolare della latenza e del throughput, attraverso le funzionalità eBPF.
La stessa base tecnologica viene utilizzata anche da altri servizi OVHcloud, tra cui Managed Rancher Service e Managed Private Registry, favorendo una maggiore uniformità nella gestione delle infrastrutture.
Kubernetes è ormai una piattaforma di riferimento anche per l’intelligenza artificiale
La crescente diffusione di Kubernetes ha ampliato il campo di attività della CNCF, inizialmente concentrato sulle applicazioni containerizzate e oggi esteso all’orchestrazione delle risorse necessarie per l’esecuzione di modelli di intelligenza artificiale.
Secondo l’Annual Cloud Native Survey 2025, pubblicata nel gennaio 2026, l’82% degli utilizzatori di container intervistati esegue Kubernetes in produzione, rispetto al 66% del 2023. Inoltre, il 66% delle organizzazioni del campione che ospitano modelli di AI generativa utilizza Kubernetes per gestire almeno una parte dei workload di inferenza.
L’estensione alle applicazioni AI introduce esigenze specifiche di orchestrazione delle GPU, allocazione dinamica delle risorse di calcolo, networking ad alte prestazioni e osservabilità dei sistemi distribuiti, rendendo più importante la disponibilità di standard condivisi tra piattaforme differenti.
Nel marzo 2026, OVHcloud AI Deploy e Managed Kubernetes Service sono stati approvati nell’ambito del Kubernetes AI Conformance Program, l’iniziativa della CNCF che definisce requisiti tecnici comuni per l’esecuzione di applicazioni AI e machine learning su Kubernetes.
Il programma, introdotto nel novembre 2025, è passato da 18 a 31 piattaforme certificate nel marzo 2026, ampliando i requisiti per comprendere anche i workload di AI agentica.
L’aggiornamento introduce requisiti più rigorosi per Kubernetes 1.35, formalizzati come Kubernetes AI Requirements (KAR), con verifiche sull’orchestrazione delle risorse hardware e sul supporto ai workflow agentici. La conformità attesta il rispetto delle specifiche stabilite dal programma, senza costituire una certificazione generale delle prestazioni, della sicurezza o dell’affidabilità delle singole piattaforme AI.
L’utilizzo di un insieme comune di requisiti tecnici facilita il confronto tra le implementazioni Kubernetes dei diversi fornitori e offre alle imprese una base condivisa per distribuire applicazioni AI su infrastrutture proprie, presso provider esterni oppure in ambienti ibridi.
Cloud sovrano e interoperabilità nella strategia europea
Il rafforzamento della collaborazione tra OVHcloud e CNCF si colloca anche nel dibattito europeo sulla sovranità digitale, che riguarda il controllo dei dati, delle infrastrutture e delle tecnologie utilizzate dalle imprese e dalle amministrazioni pubbliche.
Secondo le previsioni pubblicate da Gartner nel febbraio 2026, la spesa europea per i servizi infrastrutturali di cloud sovrano raggiungerà 12,6 miliardi di dollari nel 2026, nell’ambito di un mercato mondiale stimato in circa 80 miliardi di dollari.
L’impiego di tecnologie open source e standard interoperabili costituisce una componente della sovranità tecnologica, perché riduce la dipendenza da interfacce e strumenti esclusivi di un singolo fornitore. La sovranità dei dati richiede tuttavia anche garanzie sulla localizzazione delle informazioni, sul quadro giuridico applicabile, sul controllo operativo e sulle condizioni di accesso alle infrastrutture.
Per OVHcloud, la partecipazione alla governance delle tecnologie open source rappresenta quindi un elemento complementare alla propria offerta di infrastrutture cloud europee.
Octave Klaba: l’indipendenza tecnologica si costruisce attraverso standard aperti
Jonathan Bryce, executive director della CNCF, ha richiamato la continuità dell’impegno tecnologico di OVHcloud: “OVHcloud sostiene da tempo le infrastrutture aperte, dalla prima adozione di OpenStack ai contributi a Harbor, fino all’utilizzo di Cilium su larga scala. Siamo lieti di accogliere OVHcloud come membro Platinum e attendiamo con interesse il proseguimento del suo contributo alla comunità”.
Octave Klaba, fondatore e CEO di OVHcloud, ha collegato il nuovo livello di adesione alla necessità di mantenere libertà di scelta nello sviluppo delle infrastrutture digitali.
“L’indipendenza tecnologica non significa costruire tutto da soli. Significa avere la libertà di sviluppare soluzioni basate su standard aperti, contribuire alle tecnologie dalle quali si dipende ed evitare di rimanere vincolati a un unico ecosistema. Per questo l’open source è sempre stato fondamentale per OVHcloud, da OpenStack a Kubernetes e ora alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Diventare membro Platinum della CNCF rafforza ulteriormente questo impegno: vogliamo contribuire a definire le tecnologie aperte, l’AI e i modelli di governance che offrano alle imprese maggiore scelta e libertà di sviluppo”, ha dichiarato Klaba.






