IndraMind richiama l’attenzione sul ruolo che i digital twin delle infrastrutture informatiche e operative possono assumere nella preparazione agli incidenti cyber. L’obiettivo è superare un modello di sicurezza concentrato soprattutto sulla risposta successiva all’attacco, creando ambienti controllati nei quali organizzazioni, tecnologie e persone possano affrontare in anticipo scenari di crisi realistici.
La prospettiva è illustrata da Alessandro Frizzi, Head of Cybersecurity & Operational Technology di IndraMind Cybersecurity in Italia, secondo il quale la crescente interdipendenza tra reti IT, sistemi industriali, applicazioni, fornitori e processi rende insufficiente valutare ogni componente in modo isolato. Un incidente circoscritto può infatti propagarsi attraverso l’organizzazione, condizionando servizi essenziali, attività produttive e capacità decisionali.
Che cos’è un digital twin applicato alla cybersecurity
Un gemello digitale è una rappresentazione virtuale di un sistema reale, costruita per riprodurne componenti, collegamenti e comportamenti con un livello di fedeltà sufficiente a condurre analisi e simulazioni. In ambito industriale questa tecnologia viene utilizzata, per esempio, per studiare il funzionamento di impianti e processi. Applicata alla sicurezza informatica, permette invece di osservare come una determinata infrastruttura potrebbe reagire a un attacco.
Il concetto va oltre la semplice copia di una rete. Un ambiente di simulazione efficace deve rappresentare le relazioni tra server, applicazioni, dispositivi, identità digitali, sistemi di controllo industriale e flussi di dati. Deve inoltre tenere conto delle procedure organizzative e delle persone chiamate a intervenire durante un’emergenza.
In questo contesto entrano in gioco i cyber range, ambienti virtualizzati e isolati nei quali vengono ricostruite reti e applicazioni, generato traffico e simulata l’attività di utenti e attaccanti. Il digital twin fornisce la rappresentazione dell’infrastruttura; il cyber range offre lo spazio operativo nel quale sottoporla a una prova.
L’isolamento è un elemento determinante: consente di eseguire attacchi simulati senza interrompere i servizi reali e senza introdurre ulteriori rischi nei sistemi in produzione.
Dalla fotografia dell’audit alla verifica dinamica
Audit, controlli di conformità e valutazioni delle vulnerabilità restano strumenti necessari, ma descrivono prevalentemente la situazione osservata in un determinato momento. Non mostrano sempre che cosa accadrebbe se un attaccante riuscisse a superare una difesa, compromettesse un fornitore o si spostasse dalla rete aziendale verso un sistema industriale.
La simulazione introduce una dimensione dinamica. Un’organizzazione può ricostruire la propagazione di un ransomware, verificare quali segmentazioni di rete riuscirebbero a contenerlo, osservare il comportamento degli strumenti di monitoraggio e misurare il tempo necessario per individuare l’incidente.
Può anche confrontare diverse contromisure prima di applicarle all’infrastruttura reale. Una modifica alle regole di accesso, alla configurazione di rete o alle procedure di risposta può essere provata nel gemello digitale, individuando in anticipo eventuali conseguenze indesiderate.
Il vantaggio principale è la possibilità di scoprire le debolezze quando esiste ancora il tempo per correggerle, anziché durante un’interruzione operativa. La simulazione non sostituisce i controlli tradizionali, ma può integrarli fornendo evidenze sul comportamento complessivo dell’organizzazione sotto pressione.
Ransomware, fornitori e sistemi industriali: gli scenari possibili
I casi d’uso riguardano sia gli attacchi più comuni sia gli eventi complessi che coinvolgono più funzioni e tecnologie.
Un ransomware può essere introdotto in un punto della rete per osservare quali sistemi raggiunge, quali autorizzazioni sfrutta e quanto rapidamente viene rilevato. Una compromissione della catena di fornitura può simulare l’accesso iniziale attraverso un partner esterno. Un blackout dei servizi ICT può mettere alla prova la continuità operativa e le procedure di ripristino.
Nelle infrastrutture industriali, il digital twin permette di studiare le conseguenze del passaggio da una rete IT a un ambiente OT, cioè l’insieme di tecnologie che controllano macchinari, impianti e processi fisici. È un ambito particolarmente delicato perché un incidente informatico può produrre effetti sulla disponibilità dei servizi, sulla produzione e, in alcuni casi, sulla sicurezza delle persone.
La simulazione può comprendere anche attività di social engineering, con tentativi controllati di manipolare dipendenti e collaboratori. In questo modo vengono valutate non soltanto le difese tecniche, ma anche l’efficacia della formazione e la capacità di riconoscere comportamenti anomali.
La crisi non riguarda soltanto i tecnici
Una risposta efficace richiede il coordinamento tra responsabili IT, specialisti OT, team di sicurezza, comunicazione, funzioni legali, gestione della continuità operativa e vertici aziendali. Per questo i digital twin possono essere utilizzati insieme a esercitazioni di crisis management.
Durante una simulazione è possibile osservare chi riceve per primo l’allarme, come vengono condivise le informazioni, quanto tempo occorre per assumere una decisione e quali passaggi rallentano la risposta. L’esercitazione può inoltre mostrare se ruoli e responsabilità sono realmente compresi o se esistono procedure corrette sulla carta ma difficili da applicare durante un’emergenza.
Questo aspetto distingue un ambiente di simulazione avanzato da un semplice laboratorio tecnico. La resilienza dipende dalla capacità dell’intera organizzazione di continuare a operare, non soltanto dall’efficacia di un prodotto di sicurezza.
NIS2, DORA e cyber stress test
La spinta verso verifiche più strutturate arriva anche dal quadro normativo europeo. La Direttiva NIS2, formalmente Direttiva UE 2022/2555, amplia gli obblighi di gestione del rischio e di resilienza per numerose categorie di soggetti attivi in settori essenziali e importanti, dall’energia alla sanità, dai trasporti alle infrastrutture digitali e alla pubblica amministrazione.
Nel settore finanziario, il Regolamento DORA, applicabile dal gennaio 2025, ha reso più organici gli obblighi relativi alla resilienza operativa digitale. Tra gli strumenti previsti rientrano anche test avanzati guidati dalle minacce, indicati con l’espressione inglese threat-led penetration testing. Per gli operatori individuati secondo i criteri regolamentari, queste prove devono essere condotte con cadenza almeno triennale.
Anche il manuale sui cyber stress test pubblicato da ENISA, l’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza, si inserisce in questa direzione. La metodologia è pensata per costruire scenari plausibili e valutare la capacità di tenuta di Stati membri e operatori critici davanti a eventi come ransomware su larga scala, indisponibilità dei servizi ICT o compromissioni della catena di fornitura.
Le norme non impongono necessariamente l’adozione di una specifica tecnologia di digital twin. Rendono però più importante la disponibilità di ambienti nei quali le organizzazioni possano dimostrare concretamente la propria capacità di prevenire, gestire e superare un incidente.
Un nuovo mercato per piattaforme, servizi e competenze
La diffusione delle simulazioni può ampliare la domanda di piattaforme di cyber range, strumenti per la modellazione delle infrastrutture, servizi di integrazione e competenze specialistiche. Ne possono beneficiare fornitori di tecnologie di sicurezza, società di consulenza, operatori cloud, integratori industriali e aziende specializzate nella formazione.
La pressione competitiva potrebbe spostarsi dalla vendita di singoli strumenti alla capacità di ricostruire e provare ecosistemi completi. Per i clienti non conterebbe soltanto disporre di una soluzione di rilevamento o protezione, ma poter verificare come quella soluzione interagisce con reti, applicazioni, processi e persone.
Un digital twin può inoltre rafforzare il rapporto continuativo tra fornitore e organizzazione. Per restare utile, la replica deve essere aggiornata quando cambiano infrastrutture, applicazioni, configurazioni e fornitori. Questo requisito può favorire modelli di servizio ricorrenti, ma può anche aumentare la dipendenza da uno specifico partner tecnologico.
Costi, fedeltà e manutenzione restano i nodi principali
La promessa di simulare una crisi prima che avvenga deve essere valutata insieme ai limiti operativi. Nessuna replica rimane fedele automaticamente: se il digital twin non viene aggiornato, i risultati delle esercitazioni possono descrivere un’infrastruttura che non corrisponde più a quella reale.
La costruzione dell’ambiente richiede inoltre una conoscenza dettagliata degli asset, delle dipendenze e dei flussi di dati. Proprio queste informazioni sono spesso incomplete o distribuite tra più funzioni aziendali. Nei sistemi industriali più datati può essere particolarmente difficile riprodurre dispositivi, protocolli proprietari e comportamenti fisici.
Anche il costo può rallentare l’adozione. Non tutte le organizzazioni hanno risorse sufficienti per ricostruire l’intera infrastruttura con lo stesso livello di dettaglio. Un percorso realistico può quindi partire dai servizi più critici e dagli scenari con le conseguenze maggiori, ampliando progressivamente il perimetro.
Devono essere protetti anche i dati utilizzati per costruire il gemello digitale. Una rappresentazione accurata dell’architettura, delle configurazioni e delle vulnerabilità costituisce infatti un patrimonio sensibile. Accessi, isolamento e conservazione delle informazioni richiedono controlli rigorosi.
Resta infine necessario verificare i risultati nel mondo reale. Una simulazione può indicare che una contromisura dovrebbe funzionare, ma non garantisce che tutte le variabili operative siano state riprodotte. Il digital twin deve essere considerato uno strumento di validazione e addestramento, non una prova assoluta di sicurezza.
La resilienza come capacità da allenare
Il significato industriale dell’approccio proposto da IndraMind riguarda il passaggio dalla sicurezza intesa come insieme di controlli alla resilienza considerata come capacità operativa da esercitare nel tempo.
Secondo IndraMind, i digital twin possono essere utilizzati per simulare il comportamento di infrastrutture, procedure e gruppi di lavoro durante un incidente informatico. La società li indica come uno strumento con cui svolgere esercitazioni in un ambiente controllato e individuare eventuali debolezze prima che si manifestino in una situazione reale.






