NTT DATA e Palo Alto Networks hanno stretto un’alleanza strategica globale pluriennale per aiutare imprese e pubbliche amministrazioni ad adottare l’intelligenza artificiale riducendo i rischi informatici e la complessità tecnologica. L’accordo unisce le piattaforme di cybersecurity basate sull’AI di Palo Alto Networks con le attività di consulenza, ingegnerizzazione e gestione operativa offerte da NTT DATA.
Le due aziende puntano a generare un miliardo di dollari di attività congiunte entro il 2029. Si tratta tuttavia di un obiettivo commerciale futuro, non di un risultato già acquisito: il suo raggiungimento dipenderà dalla domanda dei clienti, dalla capacità di trasformare la collaborazione in progetti concreti e dall’effettiva adozione delle soluzioni proposte.
Per Palo Alto Networks è la prima alleanza strategica di questo tipo con un global system integrator, cioè un operatore capace di progettare, integrare e gestire sistemi tecnologici complessi su scala internazionale. NTT DATA potrà inoltre accedere in anticipo alle nuove funzionalità delle piattaforme del partner, così da preparare più rapidamente servizi destinati ai clienti.
Dalla protezione dei sistemi alla sicurezza dell’intelligenza artificiale
L’intesa nasce da un cambiamento profondo nella natura della cybersecurity. L’AI viene impiegata per analizzare grandi quantità di eventi, individuare anomalie e accelerare la risposta agli incidenti, ma introduce contemporaneamente nuovi elementi da proteggere: modelli, dati di addestramento, applicazioni generative, agenti autonomi e identità non umane.
L’espressione Frontier AI indica le forme più avanzate di intelligenza artificiale, comprese quelle capaci di pianificare attività, utilizzare strumenti digitali e compiere sequenze di azioni con un grado crescente di autonomia. Queste capacità possono migliorare la produttività, ma ampliano anche la superficie di attacco e rendono più difficile stabilire chi o che cosa sia autorizzato ad accedere a dati e sistemi.
La collaborazione riunirà la threat intelligence di Unit 42, la struttura di Palo Alto Networks dedicata all’analisi delle minacce, con le competenze di NTT DATA in cybersecurity, governance dell’AI e servizi gestiti. Il modello previsto non si limita quindi alla vendita di tecnologie: comprende la valutazione del rischio, la progettazione dei controlli, l’implementazione e la gestione continuativa della sicurezza.
Sei aree per la trasformazione della cybersecurity
Le prime soluzioni congiunte si concentreranno su sei ambiti, con una particolare attenzione ai settori regolamentati e alle infrastrutture critiche, tra cui finanza, sanità, manifattura e pubblica amministrazione.
Il primo riguarda il Security Operations Center autonomo. Il SOC è la struttura che controlla gli eventi di sicurezza e coordina la risposta agli incidenti. L’impiego dell’Agentic AI dovrebbe automatizzare una parte delle attività di rilevamento, analisi e contrasto delle minacce, permettendo agli specialisti di concentrarsi sui casi più complessi. La definizione di “autonomo” non implica però necessariamente l’eliminazione dell’intervento umano: nei contesti sensibili restano essenziali supervisione, procedure di escalation e responsabilità chiaramente attribuite.
La seconda area è la governance dell’AI, che comprende regole, controlli e processi destinati a seguire un sistema di intelligenza artificiale durante il suo intero ciclo di vita. L’obiettivo è verificare quali dati utilizzi, chi possa accedervi, come vengano valutati i rischi e con quali criteri siano controllati i risultati prodotti.
L’identity security estende invece la protezione dalle persone alle identità delle macchine, dei dispositivi, dei workload e degli agenti AI. L’aumento dei sistemi autonomi rende questo passaggio particolarmente importante: un agente dotato di permessi troppo ampi potrebbe accedere a informazioni riservate o eseguire operazioni non previste, anche in assenza di un attacco tradizionale.
L’area Zero Trust e SASE punta a proteggere utenti, applicazioni e dati senza considerare automaticamente affidabile una connessione solo perché proviene dalla rete aziendale. SASE, acronimo di Secure Access Service Edge, riunisce in servizi distribuiti via cloud funzioni di rete e sicurezza, così da controllare gli accessi anche quando dipendenti e applicazioni operano fuori dal perimetro tradizionale.
Completano il programma la protezione degli ambienti multi-cloud, con strumenti per visibilità, conformità e gestione della postura di sicurezza, e la modernizzazione dei firewall, destinata a sostituire infrastrutture frammentate o difficili da amministrare.
Una capacità operativa distribuita su scala globale
L’alleanza sarà sostenuta, secondo i dati comunicati dalle aziende, da oltre 2.000 professionisti certificati sulle tecnologie Palo Alto Networks e da ingegneri dedicati all’implementazione presso i clienti. NTT DATA dichiara inoltre di disporre complessivamente di più di 7.500 professionisti della cybersecurity, oltre 70 centri di delivery e più di 20 Cyber Defense Center.
Questa presenza internazionale potrebbe essere un vantaggio soprattutto per le grandi organizzazioni che devono applicare criteri di sicurezza coerenti in Paesi, cloud e unità operative differenti. Nei settori regolamentati, tuttavia, una piattaforma globale deve convivere con norme locali, requisiti sulla collocazione dei dati e differenti responsabilità organizzative. La disponibilità di tecnologia e specialisti non elimina quindi la necessità di adattare ogni progetto al contesto del cliente.
Nikesh Arora, presidente e amministratore delegato di Palo Alto Networks, sottolinea la necessità di una collaborazione più stretta tra i diversi operatori: “L’AI sta trasformando sia il business sia la cybersecurity, rendendo più importante che mai una profonda collaborazione all’interno dell’ecosistema”.
La platformization come risposta alla frammentazione
Per Palo Alto Networks, l’accordo rappresenta anche un modo per estendere su scala globale la propria strategia di platformization. Il termine descrive il consolidamento di funzioni di sicurezza differenti all’interno di un numero più ridotto di piattaforme integrate, al posto di una molteplicità di prodotti separati.
La frammentazione è un problema concreto per molte imprese: strumenti acquistati in momenti diversi possono generare dati incompatibili, duplicare funzioni e aumentare il lavoro necessario per gestire allarmi e aggiornamenti. Un ambiente più integrato potrebbe ridurre questi costi operativi e offrire una visione più completa delle minacce.
Il rovescio della medaglia è una possibile maggiore dipendenza da un singolo ecosistema tecnologico. Più funzioni vengono concentrate sulla stessa piattaforma, più possono crescere i costi e le difficoltà di una futura migrazione. Per i clienti sarà quindi importante valutare interoperabilità, portabilità dei dati e capacità di integrare prodotti di altri fornitori.
La collaborazione potrebbe esercitare pressione anche sugli altri grandi operatori della cybersecurity e sui system integrator concorrenti. La competizione non si gioca più soltanto sulle caratteristiche dei singoli prodotti, ma sulla capacità di combinare piattaforme, consulenza, competenze specialistiche e gestione continuativa.
Le promesse dell’automazione e i controlli ancora necessari
L’impiego dell’AI nelle operazioni di sicurezza promette di ridurre i tempi di analisi e risposta, soprattutto quando gli attacchi si sviluppano a una velocità incompatibile con procedure interamente manuali. Gli effetti concreti dipenderanno però dalla qualità dei dati, dall’integrazione con i sistemi esistenti e dalla capacità di contenere falsi positivi ed errori di valutazione.
L’automazione introduce inoltre una questione di responsabilità: occorre stabilire quali decisioni possano essere delegate agli agenti AI e quali richiedano l’autorizzazione di un operatore. Bloccare automaticamente un’identità o isolare un sistema può fermare un attacco, ma una decisione errata potrebbe interrompere un servizio essenziale.
Anche i benefici economici e prestazionali annunciati dalle aziende richiederanno verifiche sul campo. Il comunicato presenta obiettivi, vantaggi attesi e funzionalità in prospettiva, ma non fornisce benchmark indipendenti, tempi dettagliati di rilascio o risultati misurati presso clienti già operativi.
Un’alleanza che punta sull’integrazione, non soltanto sulla tecnologia
Il significato industriale dell’accordo risiede soprattutto nell’unione tra piattaforme di sicurezza e capacità di esecuzione. Le aziende che sperimentano l’intelligenza artificiale dispongono spesso di strumenti avanzati, ma incontrano difficoltà nel trasformare principi di governance e sicurezza in controlli applicati quotidianamente.
NTT DATA e Palo Alto Networks cercano di occupare questo spazio offrendo un percorso che va dalla strategia alla gestione operativa. Se il modello funzionerà, potrebbe accelerare l’adozione sicura dell’AI nelle organizzazioni con infrastrutture complesse e carenza di competenze specialistiche.
Restano aperte questioni decisive: il grado reale di autonomia dei sistemi di sicurezza, l’efficacia delle nuove funzioni, la compatibilità con tecnologie concorrenti e la sostenibilità economica dei progetti. Il valore dell’alleanza dipenderà quindi meno dalla portata dell’annuncio e più dalla capacità di dimostrare, nelle implementazioni concrete, che integrazione e automazione possono migliorare la resilienza senza creare nuove dipendenze o rischi difficili da controllare.






