La Commissione europea ha adottato due decisioni di specificazione vincolanti (binding specification decisions) che definiscono nel dettaglio come Google dovrà attuare due obblighi previsti dal Digital Markets Act (DMA): garantire l’interoperabilità degli assistenti di intelligenza artificiale con Android e condividere con i concorrenti parte dei dati anonimizzati raccolti da Google Search.
Le decisioni non introducono nuovi obblighi né costituiscono un procedimento sanzionatorio. Il DMA impone già ai cosiddetti gatekeeper di aprire alcune funzionalità delle proprie piattaforme e di favorire condizioni di concorrenza più equilibrate. Con i provvedimenti adottati oggi, la Commissione stabilisce invece quali funzionalità dovranno essere rese disponibili, secondo quali modalità e con quali tempistiche, trasformando in prescrizioni operative obblighi che il regolamento definisce in termini generali.
Le misure riguardano due aree distinte. La prima interviene sull’integrazione tra Android e gli assistenti AI, per consentire ai servizi concorrenti di accedere alle stesse capacità oggi disponibili per Gemini. La seconda disciplina la condivisione dei dati di Google Search, precisando quali informazioni dovranno essere rese disponibili ai fornitori di motori di ricerca e ai chatbot che integrano funzionalità di ricerca, come dovranno essere anonimizzate e secondo quali criteri economici potranno essere messe a disposizione.
Entrambe le decisioni concludono i procedimenti di specificazione aperti dalla Commissione il 27 gennaio 2026, dedicati rispettivamente all’interoperabilità degli assistenti AI con Android e alla condivisione dei dati di Google Search. Nel corso dei mesi successivi Bruxelles aveva pubblicato le proprie proposte preliminari, raccogliendo osservazioni da sviluppatori, imprese e altri soggetti interessati prima dell’adozione del testo definitivo. I documenti finali, insieme alla documentazione tecnica destinata agli sviluppatori, sono disponibili nel portale del Digital Markets Act dedicato all’interoperabilità dei servizi AI su Android e alla condivisione dei dati di Google Search.
L’attuazione avverrà in due fasi. Google dovrà iniziare a condividere i dati di Search con gli operatori idonei da gennaio 2027, mentre le modifiche che riguardano Android entreranno progressivamente a disposizione degli utenti da luglio 2027.
Android: gli assistenti AI concorrenti dovranno accedere alle stesse funzioni di Gemini
La prima decisione riguarda l’articolo 6, paragrafo 7, del DMA, che impone ai gatekeeper di garantire un’interoperabilità effettiva tra il sistema operativo e i servizi di terze parti. Nel caso di Android, la Commissione ritiene che gli assistenti AI concorrenti dispongano oggi di un accesso limitato ad alcune funzionalità del sistema operativo, mentre Gemini può sfruttare un’integrazione più profonda grazie alla sua appartenenza all’ecosistema Google.
Secondo Bruxelles, questa situazione limita la capacità dei concorrenti di offrire servizi equivalenti e riduce le possibilità di scelta per gli utenti. La decisione richiama anche il peso di Android nel mercato europeo, ricordando che circa il 60% degli utenti dell’Unione europea utilizza un dispositivo basato sul sistema operativo di Google.
Le misure adottate mostrano il livello di dettaglio raggiunto dalle decisioni di specificazione. Il DMA richiede in termini generali che i gatekeeper garantiscano l’interoperabilità, mentre il provvedimento della Commissione stabilisce concretamente quali capacità del sistema operativo dovranno essere accessibili agli assistenti AI concorrenti. Google dovrà consentire agli utenti di richiamare l’assistente scelto tramite un comando vocale analogo a “Hey Google”, impostarlo come assistente predefinito e permettergli di eseguire operazioni all’interno delle applicazioni installate sul dispositivo. Tra gli esempi riportati dalla Commissione figurano la prenotazione di un taxi, la generazione di suggerimenti di risposta nelle applicazioni di messaggistica e la possibilità di chiedere informazioni su un luogo visitato di recente.
La documentazione tecnica pubblicata nel Developer Portal del DMA dettaglia l’ambito dell’intervento molto oltre questi esempi d’uso. La Commissione individua infatti 11 aree di interoperabilità rilevanti per i servizi AI, chiedendo che possano essere rese disponibili anche agli sviluppatori terzi secondo condizioni equivalenti a quelle applicate ai servizi di Google. Le specifiche comprendono, tra gli altri aspetti, i meccanismi per l’attivazione dell’assistente, l’accesso al contesto del dispositivo, l’interazione con le applicazioni e altre capacità necessarie per consentire a un assistente AI di operare come interfaccia generale del sistema.
La decisione precisa tuttavia che l’interoperabilità non dovrà compromettere privacy, sicurezza e integrità del dispositivo. Google potrà quindi adottare le misure tecniche necessarie per proteggere gli utenti, purché tali limitazioni siano proporzionate e non diventino uno strumento per impedire o rendere significativamente meno efficace l’accesso dei servizi concorrenti.
Per la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, responsabile per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, queste misure dovrebbero favorire la nascita di nuovi servizi. “Con le misure adottate oggi vogliamo sostenere innovazione e diversità nell’Unione europea, favorendo una concorrenza leale nei mercati degli assistenti AI per dispositivi Android e dei motori di ricerca. Ci auguriamo che emergano alternative a Google Search e ai servizi AI di Google, come Gemini, e che gli utenti europei possano beneficiare di una maggiore scelta. Tutti gli sviluppatori, grandi e piccoli, sono invitati a cogliere queste nuove opportunità, che porteranno benefici anche agli utenti”.
Google Search: accesso ai dati anche per i chatbot con funzionalità di ricerca
La seconda decisione riguarda l’articolo 6, paragrafo 11, del DMA, che obbliga Google a mettere a disposizione di altri operatori una parte dei dati anonimizzati generati da Google Search. La disponibilità di un volume di informazioni raccolte su scala globale rappresenta uno dei principali vantaggi competitivi del motore di ricerca, perché alimenta il continuo miglioramento della qualità dei risultati, dei modelli di ranking e degli algoritmi di ricerca.
La Commissione osserva che le proposte presentate finora da Google non hanno consentito di raggiungere questo obiettivo in modo efficace e interviene quindi su diversi aspetti dell’attuazione. La decisione chiarisce innanzitutto che anche i chatbot AI che offrono funzionalità di ricerca rientrano tra i soggetti che possono accedere ai dati condivisi, riconoscendo così l’evoluzione del mercato verso servizi nei quali ricerca tradizionale e intelligenza artificiale conversazionale tendono a convergere.
Bruxelles precisa inoltre che Google dovrà condividere, previa anonimizzazione, gli stessi dati che raccoglie per ottimizzare i propri servizi di ricerca, superando una delle principali contestazioni mosse dai concorrenti durante il procedimento. Non si tratta dell’indice di Google Search o del codice degli algoritmi di ranking, ma dei dati di utilizzo e dei segnali raccolti attraverso il servizio, considerati essenziali per sviluppare e migliorare motori di ricerca alternativi.
Anche in questo caso la Commissione non si limita a ribadire l’obbligo previsto dal DMA, ma ne disciplina l’attuazione. La decisione stabilisce una metodologia per il calcolo del corrispettivo economico richiesto da Google, introduce un processo trasparente per richiedere l’accesso ai dati e definisce le modalità con cui l’azienda dovrà renderli disponibili agli operatori idonei. L’accesso ai dati di ricerca viene così trasformato da principio generale del regolamento a procedura tecnica con requisiti, criteri e modalità operative esplicitamente individuati.
“La società sta attraversando una profonda trasformazione digitale. Dobbiamo mantenere questo processo equo e garantire ai nostri cittadini la possibilità di scegliere. La nostra decisione aiuterà concorrenti più piccoli, motori di ricerca e assistenti AI a competere e offrire questa scelta, proteggendo al tempo stesso la privacy degli utenti”, ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva della Commissione europea per una Transizione pulita, giusta e competitiva.
L’anonimizzazione dei dati diventa parte integrante dell’attuazione del DMA
Una parte significativa della decisione è dedicata alle garanzie per la protezione dei dati personali, segno che la Commissione considera l’accesso ai dati di ricerca inseparabile dagli obblighi previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).
Le specifiche stabiliscono una metodologia di anonimizzazione multilivello sviluppata con il contributo degli esperti della Commissione e dell’European Data Protection Board (EDPB), il Comitato europeo per la protezione dei dati, e coerente con le Linee guida congiunte sul rapporto tra DMA e GDPR, ancora in fase di definizione. L’obiettivo è consentire l’utilizzo dei dati per migliorare servizi concorrenti senza rendere identificabili gli utenti che hanno generato le ricerche.
La Commissione riconosce inoltre che la condivisione dei dati può presentare rischi specifici sotto il profilo della sicurezza informatica e della protezione dei dati. Per questo motivo Google potrà valutare, prima della trasmissione, se la richiesta proveniente da uno specifico operatore comporti gravi rischi di cybersicurezza o di tutela dei dati personali. La decisione non attribuisce però all’azienda un potere discrezionale generale di rifiutare la condivisione: eventuali limitazioni dovranno essere motivate sulla base dei criteri previsti dalle specifiche.
Le misure non vengono considerate definitive. La Commissione precisa infatti che potrà modificarle alla luce dell’evoluzione tecnologica e del mercato, anche sulla base delle valutazioni svolte da soggetti indipendenti. Si tratta di un elemento rilevante, perché riconosce che sia gli assistenti AI sia i servizi di ricerca stanno evolvendo rapidamente e che le modalità di accesso ai dati potrebbero richiedere aggiornamenti senza intervenire sul testo del regolamento.
Dalle piattaforme mobili agli assistenti AI: il DMA entra nella fase di attuazione tecnica
Le decisioni adottate nei confronti di Google si inseriscono in un percorso avviato dalla Commissione negli ultimi mesi per precisare l’attuazione del Digital Markets Act attraverso le decisioni di specificazione, uno strumento distinto dai procedimenti di non conformità. Mentre questi ultimi servono ad accertare un’eventuale violazione del regolamento e possono portare all’irrogazione di sanzioni, le decisioni di specificazione definiscono come un obbligo previsto dal DMA debba essere concretamente applicato.
Un precedente significativo risale al 19 marzo 2025, quando la Commissione aveva adottato le prime decisioni di questo tipo nei confronti di Apple. In quell’occasione Bruxelles aveva stabilito nel dettaglio le modalità con cui iOS avrebbe dovuto garantire l’interoperabilità con dispositivi e servizi di terze parti, intervenendo su funzionalità come le notifiche, le connessioni Wi-Fi peer-to-peer, il trasferimento automatico dei dati e l’integrazione con smartwatch, cuffie e altri dispositivi connessi.
Le decisioni rivolte a Google seguono la stessa impostazione, ma la estendono a un ambito che nel frattempo ha assunto un ruolo centrale nell’evoluzione delle piattaforme digitali: gli assistenti di intelligenza artificiale e i servizi di ricerca basati sull’AI. La documentazione tecnica pubblicata nel Developer Portal del DMA mostra come l’intervento della Commissione vada ben oltre alcuni esempi d’uso.
Le misure individuano 11 aree di interoperabilità che Google dovrà rendere accessibili agli sviluppatori di assistenti AI concorrenti. Le specifiche riguardano, tra l’altro, l’attivazione dell’assistente tramite wake word personalizzate, l’accesso ai punti di ingresso del sistema con i relativi dati contestuali, l’interazione con applicazioni e sistema operativo per eseguire attività per conto dell’utente e l’accesso alle risorse hardware e software necessarie per garantire prestazioni, disponibilità e tempi di risposta comparabili a quelli dei servizi di Google.
Le decisioni rivolte a Google seguono la stessa impostazione, ma la estendono a un ambito che nel frattempo ha assunto un ruolo centrale nell’evoluzione delle piattaforme digitali: gli assistenti di intelligenza artificiale e i servizi di ricerca basati sull’AI. Come già avvenuto con Apple, la Commissione non modifica gli obblighi previsti dal DMA, ma ne definisce l’attuazione attraverso specifiche tecniche sempre più dettagliate. Ai principi generali del regolamento si affiancano così prescrizioni operative che individuano funzionalità, categorie di dati, procedure di accesso, requisiti di interoperabilità e criteri di implementazione. È un’evoluzione che rende gli obblighi del DMA progressivamente più verificabili anche sotto il profilo tecnico.
Le decisioni sono giuridicamente vincolanti e fissano un calendario di attuazione differenziato: Google dovrà iniziare a condividere i dati di Google Search con gli operatori idonei da gennaio 2027, mentre le modifiche relative all’interoperabilità degli assistenti AI su Android dovranno essere disponibili per gli utenti da luglio 2027. Come tutti gli atti della Commissione adottati nell’ambito del DMA, restano soggette al controllo della giustizia europea e potranno essere impugnate da Google davanti ai giudici dell’Unione.








