La Consob ha approvato il documento dell’offerta pubblica di acquisto e scambio promossa da Poste Italiane sulle azioni ordinarie di TIM. Si apre così la fase nella quale l’operazione annunciata il 22 marzo dovrà misurarsi con il mercato e con le decisioni degli azionisti.
Il periodo di adesione inizierà il 20 luglio e si concluderà l’11 settembre 2026. Il pagamento è previsto per il 18 settembre, salvo proroghe. L’offerta punta a portare Poste oltre il 66,67% del capitale di TIM, assicurandole il controllo dell’assemblea straordinaria, con l’obiettivo finale di acquisire l’intero capitale e ritirare il titolo dalla Borsa.
Il via libera della Consob non rappresenta un giudizio sulla convenienza economica dell’offerta. Segna però il momento nel quale il progetto industriale diventa una proposta concreta per gli azionisti, con condizioni, rapporto di scambio e calendario definiti.
Un’offerta che lega il valore al futuro di Poste
Per ogni azione TIM portata in adesione, Poste riconoscerà 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni Poste Italiane di nuova emissione. I valori sono stati adeguati al raggruppamento azionario di TIM diventato efficace il 15 giugno, senza modificare la sostanza economica dell’offerta originaria.
La componente azionaria è il punto più significativo. Il valore riconosciuto agli azionisti TIM non dipenderà soltanto dalla parte in contanti, ma anche dall’andamento in Borsa di Poste Italiane. Chi aderirà non uscirà completamente dall’investimento: diventerà azionista del gruppo che dovrebbe nascere dall’integrazione.
L’offerta assume quindi anche la forma di una scelta sul futuro industriale delle due società. Gli azionisti TIM devono valutare se il potenziale delle sinergie, la solidità finanziaria di Poste e la possibilità di partecipare ai dividendi del nuovo gruppo compensino i rischi e la complessità dell’integrazione.
Dalla strategia all’esecuzione
L’acquisizione di TIM completa il percorso con cui Poste sta cercando di evolvere da piattaforma distributiva e transazionale a operatore integrato dell’economia digitale.
Il progetto combina la rete fisica e la capacità distributiva di Poste con connettività, clienti mobili, cloud, dati, cybersecurity e servizi enterprise di TIM. La posta in gioco non è soltanto la creazione di un operatore telefonico più grande, ma il controllo congiunto di accesso digitale, identità, pagamento e relazione con il cliente.
L’operazione era stata valutata al momento del lancio circa 10,8 miliardi di euro e incorpora sinergie stimate da Poste in 700 milioni annui. Il gruppo combinato avrebbe ricavi aggregati per 26,9 miliardi, un risultato operativo di 4,8 miliardi e oltre 150.000 dipendenti.
Questi numeri descrivono la scala potenziale, ma non risolvono il problema dell’esecuzione. Il valore dipenderà dalla capacità di integrare piattaforme, basi clienti e processi, senza trasformare l’aggregazione in una semplice sovrapposizione di strutture.
Il mercato deve ora dare la sua risposta
Con l’approvazione del documento di offerta, la fase delle intenzioni industriali può considerarsi conclusa. Dal 20 luglio inizierà quella delle adesioni, nella quale prezzo, rapporto di scambio e credibilità del progetto saranno valutati concretamente dagli investitori.
Per Poste il risultato determinerà la possibilità di passare dal ruolo di primo azionista a quello di controllante. Per TIM stabilirà se la trasformazione avviata con la separazione della rete proseguirà come società autonoma quotata oppure all’interno di un gruppo più ampio, controllato dallo Stato attraverso Poste Italiane.
La data decisiva è l’11 settembre. Sarà allora possibile capire se il progetto Poste-TIM avrà raccolto il consenso necessario per diventare una nuova realtà del mercato digitale italiano.






