Fastweb e Starlink insieme per il primo test italiano del Direct to Cell

Fastweb + Vodafone ha firmato un accordo con Starlink per sperimentare la copertura mobile via satellite in un’area appenninica del centro Italia. L’annuncio riguarda una fase di test tecnico, non ancora un servizio commerciale. Si tratta del primo banco di prova nazionale per il Direct to Cell, la tecnologia di SpaceX che permette a uno smartphone qualsiasi di agganciarsi direttamente ai satelliti della costellazione Starlink, senza bisogno di antenne o modifiche hardware.

Come funziona il Direct to Cell

Il funzionamento sfrutta i satelliti Starlink in orbita terrestre bassa (LEO, Low Earth Orbit), a circa 360 km di altitudine. A differenza dei satelliti geostazionari tradizionali, che orbitano a decine di migliaia di chilometri e introducono ritardi di trasmissione significativi, quelli in orbita bassa restano molto più vicini alla superficie: questo riduce la latenza, avvicinando l’esperienza a quella di una normale rete cellulare terrestre.

I satelliti abilitati al Direct to Cell montano un modem che replica una vera e propria stazione radio base (la stessa tecnologia che si trova nelle torri cellulari a terra) insieme ad antenne a schiera (phased array) capaci di gestire i segnali di migliaia di dispositivi contemporaneamente, formando fasci di collegamento stretti verso porzioni specifiche di territorio. In pratica, il satellite si comporta come un ripetitore mobile sospeso nello spazio. Non tutti i satelliti della costellazione hanno questa funzione: solo una parte della flotta, quella dedicata al Direct to Cell, è equipaggiata con questo modem; il resto continua a fornire il tradizionale servizio Starlink a banda larga tramite antenna fissa.

Un vincolo tecnico non secondario è la velocità di questi satelliti, che si muovono a circa 27.000 km/h e restano quindi in vista di una determinata area per pochi minuti alla volta: per garantire continuità di servizio, il sistema deve gestire in automatico il passaggio (handover) da un satellite all’altro, un’operazione simile a quella che il telefono compie normalmente tra due antenne terrestri, ma su scala e velocità molto maggiori.

Nell’accordo Fastweb + Vodafone, il meccanismo previsto per l’utente finale è quello del passaggio automatico: quando lo smartphone perde il segnale terrestre, la connessione passa alla rete satellitare senza che sia necessaria alcuna azione, mantenendo attivi dati e SMS. Tra le applicazioni compatibili annunciate figurano WhatsApp e Google Maps, oltre all’invio e ricezione di SMS e MMS.

Starlink Mobile sta trasformando il modo in cui i clienti sono connessi con una copertura affidabile nelle zone remote dove il segnale terrestre dei cellulari non arriva”, ha dichiarato Stephanie Bednarek, Vice President of Commercial Sales di SpaceX. “Siamo molto entusiasti della partnership con Fastweb nello sviluppo di questo servizio satellitare per il mobile, che migliorerà l’esperienza dei clienti con la possibilità di utilizzare voce, video e messaggi tramite le app, così come messaggi di testo”.

Perché la sperimentazione parte dall’Appennino

La scelta di un’area appenninica del centro Italia risponde a un criterio preciso: sono zone dove orografia complessa e bassa densità abitativa rendono meno conveniente, dal punto di vista economico, costruire nuove torri cellulari. È lo stesso motivo per cui il servizio ha già trovato applicazione altrove, dalle regioni montane alle zone costiere isolate, ed è pensato come complemento alla rete terrestre più che come sua alternativa. “Il nostro obiettivo è contribuire alla digitalizzazione del Paese”, ha dichiarato Marco Raimondi, Head of B2C Products di Fastweb + Vodafone. “Ancora una volta Fastweb si posiziona all’avanguardia dell’innovazione nel panorama delle telecomunicazioni in Italia, sviluppando un approccio integrato e all’avanguardia nel fornire soluzioni di connettività mobile per i nostri clienti”.

Il contesto europeo e internazionale

Il test italiano si inserisce in un’espansione più ampia che il Direct to Cell sta vivendo in Europa: la Spagna, tramite l’operatore MasOrange, e il Regno Unito, con Virgin Media O2, hanno avviato percorsi simili, mentre in Ucraina il servizio è operativo da fine 2025 grazie a Kyivstar, con oltre 3 milioni di utenti registrati in pochi mesi. Negli Stati Uniti, dove la tecnologia è stata introdotta per prima in collaborazione con T-Mobile a partire dal 2023 e poi entrata in fase beta nel febbraio 2025 dopo l’approvazione della Federal Communications Commission, il servizio ha superato i 12 milioni di utenti che l’hanno utilizzato almeno una volta, circa 6 milioni dei quali attivi ogni mese.

Starlink non è però l’unico attore su questo fronte. AST SpaceMobile, concorrente diretto, sta sviluppando una propria costellazione dedicata alla connettività satellitare per smartphone standard, con antenne di grandi dimensioni pensate per offrire non solo messaggistica ma banda larga vera e propria; nei test la società ha già dichiarato velocità di download sufficienti per lo streaming video e la prima chiamata voce in 5G da satellite a smartphone comune. Anche Apple, tramite l’accordo con Globalstar, offre da tempo agli utenti iPhone la possibilità di inviare messaggi di emergenza via satellite in assenza di rete. Sul fronte europeo, la Commissione Europea sta invece sviluppando la propria costellazione istituzionale, IRIS², con l’obiettivo di garantire autonomia strategica nelle comunicazioni satellitari, mentre l’Italia porta avanti in parallelo il Progetto Mercury, costellazione a uso civile e militare.

Cosa resta da capire

Per ora si tratta di una sperimentazione tecnica, non di un servizio commerciale attivo: mancano tempi per un eventuale lancio al pubblico e dettagli su capacità e velocità raggiungibili in fase di test. Resta inoltre da vedere se la generazione attuale di satelliti Direct to Cell, oggi orientata soprattutto a SMS e dati di base, potrà supportare anche servizi voce nell’area appenninica interessata: un’evoluzione che SpaceX prevede a livello globale nel corso del 2026, ma che dipende dall’introduzione di satelliti di nuova generazione con capacità superiori rispetto a quelli attualmente in orbita.

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