Regole di business: to map or to map

Alcuni elementi sembrano ripristinare la supremazia del business sull’informatica. Ma è solo apparenza: i tempi sono lunghi e l’incertezza normativa resta enorme.

Per motivi professionali, negli ultimi tempi mi sono interrogato sull’energia rimasta a quel big bang informatico che all’inizio degli anni ’80 si è sovrapposto alle strutture locali che ha trovato. Non sono ottimista, ma alcuni elementi mi sembrano chiari.

Serve l’energy manager

Parlando del futuro, un elemento centrale dei prossimi decenni sarà senz’altro una diversa gestione dell’energia elettrica, dalla produzione alla distribuzione per un uso consapevole e controllato, come suggeriscono i concetti di smart grid.
E anche se fa sorridere, l’idea di dislocare i caldissimi data center in luoghi freddi, come l’autocandidata Islanda, non è per niente sbagliata.
Questo argomento c’entra con l’oggetto dell’articolo, perché ancor oggi i budget energetici sono al di fuori delle responsabilità dei decisori di spesa, che quindi ottimizzano i loro budget specifici aumentando costi, complessità e criticità delle strutture aziendali, ricevendo un plauso solo perché il sistema non è in grado di misurarsi correttamente.

“Personal” o “public”?

D’altronde, se il cloud computing avrà successo, l’Ict avrà mantenuto la sua promessa di semplificazione della gestione di realtà complesse, private o pubbliche.
Sottolineo, ma in breve, che il personal computer e il suo uso anche per impieghi meno “personali” hanno costituito un incidente di percorso nella storia dell’informatica, che dal mainframe evolveva naturalmente verso il public cloud.
Ho poi l’impressione che anche in questo caso la tecnologia, sviluppandosi, ridurrà i posti di lavoro, come logico effetto dell’addensamento dell’elaborazione in pochi centri di grande capacità in luogo della terribile sporogonia di sviluppatori software più o meno indipendenti che ha disseminato il globo.

Pensiamo alle regole

Ma non è questo che mi preme mettere al centro del discorso. Avendo a disposizione un’Ict a consumo, abbiamo una agile mappatura delle spese contro i ricavi.

Resta il problema della capacità che a gestire l’azienda sia un manager saggio e non necessariamente informatico. Serve che gli strumenti di descrizione dell’attività, necessariamente poggiati su software attivato da un hardware, siano chiari e semplici.

Si investa dunque sulla mappatura delle regole di business; si metta il dirigente in grado di fare il suo lavoro senza essere penalizzato dallo scarso adattamento a nuove mode spacciate come tecnologie.

Al momento la situazione non mi sembra per niente buona. Anche in grandi sistemi il progetto è frammentato, confuso, governabile solo localmente e con politiche non coordinate, con un’attenzione all’energia solo formale, come quando ci mettono i cassonetti per la raccolta differenziata ma poi alla discarica pressano tutto insieme.
Io invece vorrei interfacce rivolte al business, che già considerano in maniera corretta l’energia, la privacy, la tecnologia.

Mi piacerebbe vedere interfacce capaci di sviluppare attività proporzionali alle proprie capacità senza dedicare il 70% di tempo, cervello e soldi al software o all’interfaccia. Li vorrei con il controllo sui livelli di servizio in maniera dinamica. Li vorrei per singoli imprenditori di se stessi, aziende piccole e grandi, pubbliche amministrazioni locali o nazionali fino ad entità sovra-nazionali.
Alcuni tentativi ci sono, a basso livello e anche ad alto livello. Mappano le spese sui ricavi, ma mi sembrano chiusi sul mondo business/Ict.
È poco: bisogna impegnarsi di più.

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