L’Osservatorio del Mip promuove la marginalità. Meglio i medi operatori. La situazione finanziaria rimane critica.
La situazione del Canale Ict in tempo di crisi è stata oggetto di un convegno e di una tavola rotonda nei giorni scorsi allo Smau di Milano. Un’occasione in cui è stata presentato il nuovo Rapporto 2009 dell’Osservatorio Canale Ict del Mip, dal quale, tra luci e ombre, emergono vizi e virtù delle imprese del settore.
La Ricerca si avvale dello studio fatto sui bilanci degli ultimi quattro anni di circa 25mila società di capitali, di una survey che ha coinvolto 700 imprese del Canale Ict, e infine di una analisi sulle operazioni di fusione, circa 200, del periodo.
«Ne è emerso un quadro sostanzialmente positivo per quanto riguarda redditività e margini rispetto ad altri settori – ha spiegato Raffaello Balocco, responsabile scientifico Osservatorio Canale Ict per la School of Management del Mip – anche se con grandi differenze, per esempio, tra chi opera nel comparto Software & servizi rispetto a quello dell’hardware».
Fatto interessante emerso dall’indagine, gli operatori di medie dimensioni (fino a 50 milioni di euro di fatturato) hanno migliori performance economiche rispetto a società di dimensioni superiori, spesso gravate degli oneri conseguenti le fusioni. I problemi veri emergono però dall’analisi della situazione finanziaria. «Tempi di pagamento, capitale conferito dagli azionisti, oneri finanziari pagati al sistema bancario sono i problemi maggiori del settore», spiega Balocco. Il tempo medio d’incasso, che era miglioramento nel 2008 è risalito nei primi mesi del 2009 a circa 4 mesi, superando quello medio di altri settori, per esempio del comparto manifatturiero. Stanno peggio gli operatori minori e chi vende alla Pubblica amministrazione sperimentando tempi di pagamento superiori ai 150 giorni.
Il canale Ict ha visto scendere positivamente il rapporto debiti/equity tra il 2007 e il 2008. «Le imprese del canale sono meno indebitate, ma questo è anche un indizio del credit crunch iniziato nel 2008 – precisa Balocco -. Il costo medio del denaro non ha tratto alcun vantaggio dalla riduzione dei tassi, anzi, è aumentato nell’ultimo anno dall’8,2 all’8.3 per cento».
Quanto inciderà la crisi? Dal survey del Mip risulta che il 41% delle aziende del canale prevede quest’anno fatturati in contrazione rispetto al 2008; nell’11% dei casi con cali superiori al 20%. Un operatore su tre prevede comunque di poter continuare a crescere, mentre i rimanenti puntano a restare sulle posizioni precedenti. Una situazione non totalmente negativa, secondo Balocco, ma resa più difficile dal cambiamento nei rapporti tra imprese e banche. «Per il 30% degli intervistati sono aumentati i tempi di erogazione del credito, vengono chieste maggiori garanzie a copertura (20%), per altri ancora sono ridotti i fidi – spiega Balocco -. Le piccole imprese incontrano molta più difficoltà delle grandi ad avere credito non riuscendo a fornire alle banche informazioni prospettiche sui redditi futuri. Il tempo medio di pagamento, aumentato del 20% nell’anno in corso, va ripercuotersi sui pagamenti verso i fornitori, creando un peggioramento della situazione finanziaria e costi per le imprese minori o sotto-capitalizzate».
Dall’indagine emerge anche come le soluzioni adottate dalle imprese in chiave anti-crisi (scelta di prodotti a più alta marginalità, azioni per aumentare i ricavi e ridurre i costi) non affrontino alla radice le criticità finanziarie strutturali delle imprese italiane, già in evidenza.
La tavola rotonda
Nella tavola rotonda moderata da Andrea Rangone, coordinatore degli Osservatori Ict e Management del Mip, sono intervenuti portando il proprio punto di vista alcuni responsabili di canale delle maggiori realtà Ict italiane.
Per Andrea Casini Cortesi, responsabile partnership & alliance top clients market di Telecom Italia la crisi non ha avuto riscontro nei risultati economici Ict del Gruppo: «Prevediamo quest’anno una crescita a due cifre sui circa 700 milioni di euro dell’anno passato. Il nostro modello di business, in cui Telecom operare la fase di vendita, dà maggiori garanzie ai partner nei confronti dei problemi di pagamento e della solidità finanziaria». Dal punto di vista Telecom, nel 2009 è comunque cresciuto un forte divario tra grandi imprese e Pmi, e si è spostato molto l’interesse dall’acquisto a formule diverse, quali il leasing.
Clara Covini, direttore mercato Pmi di Sap, ritiene vitale la salute complessiva dell’ecosistema che unisce il fornitore ai partner. «La profittabilità dei nostri partner resta decorosa, anche se questo fatto è ammesso con difficoltà – commenta Covini -. Riscontriamo l’esistenza di un problema finanziario in molte realtà con cui lavoriamo: un elemento che è diventato sempre più importante, al pari della competenza nelle soluzioni. Per parte nostra ci impegniamo a stimolare gli operatori nel fare più pianificazione finanziaria, oltre a creare aggregazioni che possano dare più salute al sistema».
Il problema della solidità finanziaria e di accesso al credito è al centro dell’impegno di Hp verso i suoi partner. Per Letizia Mariani, direttore solution partners organization di Hp Italiana, i servizi finanziari offerti dal vendor possono aiutare a superare la crisi. «Servono più competenze economico e finanziarie tra chi opera sul mercato. Operare in modo vincente in campo hardware richiede grande specializzazione a livello del modello di business. In alternativa può essere complementare all’offerta di competenze e servizi dove la scelta del mix di portafoglio è importante per ottenere marginalità».
Matteo Restelli, group sales & marketing director di Esprinet contesta il fatto che la crisi sia una novità. «È un po’ di tempo che la sentiamo sul collo e il mercato italiano ha la caratteristica di aver imparato più di altri a sopravvivere». Per Restelli il 2009 sarà un anno in chiaroscuro, che insegnerà a molti operatori informatici “a fare azienda” e non soltanto a mettere insieme gruppi di tecnici. «Aziende che devono saper fare capitolati non solo pieni di dettagli tecnologici, ma che comprendono anche le modalità di pagamento, valutando bene clienti e investimenti».
Il canale sente l’attuale crisi anche sotto forma di un drastico cambiamento nei processi decisionali dei clienti che guardano in modo diverso ai costi e fanno scelte più tattiche. «Serve adattare il modo di lavorare – spiega Fabrizio Saltalippi, manager of business partner sales di Ibm – assicurandosi che i clienti paghino e abbiano risorse finanziarie adeguate».
La crisi ha favorito la maturazione degli operatori, ma anche la trasformazione del business Ict in una direzione che Ibm ha previsto da tempo. «Al calo del 9% registrato dall’Ict (fonte Assinform, ndr) non è corrisposta una analoga perdita di persone nel canale – spiega Saltalippi – Questo perché c’è stato spostamento di risorse verso le attività del software e dei servizi». Un riscontro dell’adattabilità degli operatori italiani: segno decisamente positivo.





