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Piacentini, il team, la trasparenza

Dopo il referendum in molti si chiedono cosa farà Diego Piacentini capo di un team che appare un duplicato dell'Agid

I primi a chiedere le sue dimissioni sono stati i Cinque stelle. Dopo una paio di giorni dalla chiusura delle urne i deputati membri della commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni hanno chiesto a Diego Piacentini, capo del team per la trasformazione digitale di andarsene perché “la caduta del governo Renzi decretata dal voto impone un ripensamento anche alla governance dell’innovazione nel nostro Paese”.“Dal suo insediamento nell’agosto scorso il commissario straordinario ha solo costituito una costosa struttura amministrativa senza mai presentare al Parlamento le linee strategiche della propria azione”. In più i 5 stelle aggiungono che con un loro governo “si avrebbe una chiara governance dell’innovazione con una rinnovata Agenzia per l’Italia digitale, ove verranno premiati il merito e la competenza, al centro nell’attuazione delle politiche pubbliche per l’innovazione senza inutili doppioni e carrozzoni inutili. L’auspicio è che si arrivi presto ad elezioni anche per imprimere finalmente la svolta digitale per l’Italia”. Non ci voleva molto a capire che la sconfitta nel referendum avrebbe avuto effetti più ampi. Perché il punto sollevato dai deputati di Grillo non è proprio campato in aria. Qual è il senso di una struttura che ha un budget di 31 milioni di euro per due anni e che rischia di essere un duplicato dell’Agid?

Coordinare le attività dell’amministrazione statale, regionale e locale, adottare infrastrutture e standard, definire linee guida, attività di progettazione per l’erogazione di servizi online della Pa e sostenere l’innovazione digitale è una sintesi dei compiti dell’Agenzia per l’Italia digitale ai quali si aggiugono quelli del team per la trasformazione digitale che deve “rendere i servizi pubblici per i cittadini e aziende accessibili nel modo più semplice possibile, innanzitutto tramite dispositivi mobili (approccio mobile first), con architetture sicure, scalabili, altamente affidabili e basate su interfacce applicative chiaramente definite;  supportare le pubbliche amministrazioni centrali e locali nel prendere decisioni migliori e il più possibile basate sui dati, grazie all’adozione delle più moderne metodologie di analisi e sintesi dei dati su larga scala, quali Big Data e Machine Learning.

Una sovrapposizione che nessuno ha cercato di chiarire perché se da una parte si attende ilpiano triennale dell’Agid dall’altra si continua ad attendere il programma di Piacentini.

Il give back

Lui il manager l’ha messa sul personale dicendo che in Italia non si riesce a capire il suo give-back, la voglia di fare qualcosa per il Paese. No, forse la cosa è più complessa. Nessuno dubita della competenza e della voglia di essere utile di Piacentini, ma noi che in questo Paese ci viviamo da tempo abbiamo la bizzarra necessità di sapere come vengono spesi i soldi pubblici, cosa sarà di un’attività fondamentale per il futuro del Paese e, banalmente, chi fa cosa. Tutto qui. Aggiungiamo che una nomina partorita da Renzi e che necessita di un forte commitment dal punto di vista politico può avere qualche enorme difficoltà a sopravvivere alle dimissioni del presidente del consiglio. In tutto questo colpisce il silenzio e la mancanza di trasparenza anche a partire dai dettagli. Che la bio della responsabile della comunicazione tralasci il particolare che la sua agenzia gestisce da anni le pubbliche relazioni di Amazon in Italia è un elemento che fa sorridere. Si poteva fare di meglio.

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