Home Editoriale Cebit: Poca innovazione e poca banda larga

Cebit: Poca innovazione e poca banda larga

Quando iniziò l’avventura di Hannover, trent’anni fa, il Cebit era l’unica fiera tecnologica degna di questo nome. Il tempo è passato e nuove manifestazioni si sono offerte al crescente pubblico, dal Ces negli States al Mobile World Congress nell’edizione catalana, fino ad arrivare al rilancio berlinese dell’Ifa e soprattutto alla nuovissima interpretazione della tecnologica consumer della European Maker Faire di Roma e di tutte le altre, compresa l’attesissima Maker Week a livello europeo, dal 30 maggio al 5 giugno.
Il Cebit ha perso la presa sui consumatori e si è concentrato sulle aziende e sugli esperti. “Il cloud nella terra del fax”, ha titolato Andreas Becker sul sito d’informazione Deutsche Welle, proprio ad indicare la ricerca di rinnovamento d’una nazione che si sente potente ma non all’avanguardia. E forse il Cebit non è la manifestazione più adatta al rilancio dal lato della domanda.
Vogliamo sfruttare le opportunità della digitalizzazione e convertirle in business model di successo”, ha dichiarato Oliver Frese, direttore della Deutsche Messe.

In arrivo le piattaformi cinesi

Gli esperti del settore hanno preso posizione. Udo Ungeheuer, presidente della locale Associazione degli ingegneri (Vdi, Verein Deutscher Ingenieure), ha presentato un’indagine interna svolta su oltre mille iscritti, scoprendo che circa metà di loro vede la competitività informatica della Germania appena nella media. L’affermazione è fortissima, ma non è la più forte: parlando di online business models, solo il 15 per cento vede un buon posizionamento. D’altronde non esiste nessuna piattaforma digitale europea e dopo gli Stati Uniti c’è la Cina.
Anche le aziende tedesche si sentono in difficoltà, secondo le indagini svolte tra gli espositori della manifestazione. Molte aree rurali ospitano aziende di successo ma la mancanza di banda larga riduce le loro possibilità di successo: la dichiarazione non viene da Confindustria digitale né dall’Associazione italiana degli Internet provider, bensì sempre dalla Vdi di Ungeheuer.

Digitale, opportunità per i tedeschi

Un’altra indagine presentata da Bitkom porta dati altrettanto forti di quelli degli ingegneri. Due terzi delle aziende si sentono ritardatarie o addirittura mai partite, e sempre due terzi sentono pressione della digitalizzazione sui loro business model. Ma sono ottimisti: il 90% vede questo processo come un’opportunità. Thorsten Dirks, presidente di Bitkom, si è pronunciato a forte favore di un mercato digitale europeo, al di fuori di gusci e guscetti nazionali, nel suo keynote di apertura del Cebit.
Ma gli esempi di vera digitalizzazione dei processi sono pochissimi. Sempre Dirks ha citato la Airbus, i cui problemi di componentistica e magazzinaggio sono stati risolti con la stampa 3D, che produce le varie componenti su richiesta, senza magazzino, né ritardi, né sprechi.
Questo è il punto di vista dei tedeschi, locomotiva d’Europa, sulla loro situazione. Cosa penseranno mai della situazione italiana? Non siamo certi di volerlo sapere.

 

 

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