Avere un’azienda di riserva: con Equinix, a Milano

Una struttura di business continuity da 200 postazioni e server farm, pronta a entrare in azione in caso di incidente nella sede aziendale principale.

«Ce l’hanno chiesto i mercati». Una frase ricorrente, di questi tempi. L’ha detta Joerg Rosengart, General manager di Equinix, rispondendo alla domanda: “perché avete aperto a Milano?” in occasione della presentazione della struttura di business continuity che la società americana ha inaugurato nel capoluogo lombardo.

Stiamo parlando di un centro operativo fatto da 200 postazioni client, server room e tutta la connettività necessaria per fornire alle aziende il necessario per essere operative in poco tempo nel caso che un grave inconveniente impedisca di farlo nella sede abituale.

Pensiamo a un’insistente mancanza di energia elettrica, a un incendio, un allagamento o quant’altro sia d’ostacolo alle operazioni: dovessero verificarsi questi inconvenienti, Equinix mette in grado le persone di lavorare come se fossero in azienda, con il proprio pc, il telefono e, soprattutto, il proprio sistema informativo aggiornato all’ultima modifica.

Equinix ha messo in campo, dopo una lunga gestazione («ma quanto è difficile e laborioso aprire una società in Italia?» ha osservato retoricamente Rosengart) una struttura che già sta utilizzando una banca americana presente nel nostro paese.

La responsabilità del centro è tedesca perché, ha raccontato Rosengart, in Germania è stato fatto un buon lavoro in un mercato tosto e già avanti sul tema della business continuity.
L’apertura sul mercato italiano, quindi, da un lato è un premio, dall’altro una grossa responsabilità.

E, per tornare all’inizio, lo ha fatto a Milano, come già avviene in altre parti del mondo (la società è presente in 38 mercati) perché molte aziende estere lo hanno chiesto esplicitamente: “Milano è una piazza importante e ci servirebbe avere la garanzia di poter lavorare in continuità”.

Equinix, allora, applica il concetto glocal: contratti globali, applicazione locale. Ossia, se una società è presente in più siti nel mondo può fruire dello stesso accordo ovunque decida di operare.
Per farlo segue la logica “metro”: abilitare infrastrutture («laiche, non legate a fornitori di Tlc o hardware vendor», dice Rosengart), in aree metropolitane (Milano e Torino sono quelle sensibili italiane), dispositivi e know how per duplicare sistemi informativi aziendali da attivare alla bisogna.

L’offerta è articolata su postazioni dedicate e postazioni condivise: un’azienda può disporre di una propria sala ghost, con almeno 25 client tutti suoi, e di una quota di computer utilizzabili alla bisogna anche da altri.
Sono sistemi Hp («scelti perché ha un ottimo sistema di remote management») virtualizzati con Citrix.

«Non facciamo recovery dopo il disastro, ma diamo garanzia che il business può continuare», ha chiosato Rosengart.
Ora può farlo anche a Milano.

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