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Un "Do not Track" su ogni sito per tutelare la privacy

Regolamenti

Un "Do not Track" su ogni sito per tutelare la privacy

Negli Usa la Federal Trade Commission propone un regolamento per tutelare gli utenti online. E la chiave è uno strumento per richiedere esplicitamente che la propria navigazione non sia tracciata.

mtdm

27 Marzo 2012

Il tema della privacy online è al centro delle discussioni dei Governi dall’una e dall’altra parte dell’Oceano.
Così, mentre in Europa si discute sul rispetto delle legislazioni vigenti in merito alle politiche annunciate da alcuni big player del mondo online, Google in primis, negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha rilasciato in questi giorni le sue linee guida per la protezione della privacy dei consumatori in un’era di rapidi cambiamenti.
Si tratta di un documento che indirizza un tema critico: come regolamentare quella vasta industria che ormai si è sviluppata sull’acquisto e sulla vendita di informazioni sui consumatori, rilevate dall’analisi dei loro comportamenti online.

Lo strumento chiave del novo regolamento è un meccanismo “Do not Track” (non tracciare) che dovrebbe consentire agli utenti di richiedere che i loro comportamenti online non siano né tracciati né condivisi.
L’idea della Ftc è che siano le aziende stesse a implementare l’opzione in modo volontario, altrimenti procederà all’emanazione di regolamenti specifici che la impongano.

La posta in gioco è alta: in palio c’è un business che negli ultimi anni è diventato sempre più remunerativo. E sebbene siano in molti a dichiararsi disponibili a introdurre dei limiti nell’utilizzo dei dati, nessuno vorrebbe vedersi inibita la raccolta di informazioni strategiche soprattutto per le attività di advertising online.
Il regolamento, tuttavia, parla chiaro.
Una opzione di Do no Track significa la totale inibizione della raccolta dei dati e su questo punto interviene anche Iab, Interactive Advertising Bureau, sostenendo che l’obiettivo della nuova legislazione non dovrebbe essere uno strumento che di fatto impedisce l’interconnessione tra tutti gli elementi sui quali si è costruita finora la digital economy.
E’ chiaro dunque che il dibattito è ancora alle battute iniziali: in realtà il regolamento definitivo dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno e dovrebbe passare attraverso il Congresso e altre Commissioni Usa. I diversi centri di interesse troveranno il modo di far sentire la loro voce: l’auspicio è che nel frattempo un concetto di self-education possa avere una presa maggiore rispetto all’approccio impositivo.

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