UE: nuove norme sulla privacy potrebbero colpire Google e Facebook

È stato presentato nella giornata di ieri dalla Commissione europea un pacchetto di nuovi atti legislativi mirati ad aggiornare le norme attualmente vigenti in materia di riservatezza e privacy nelle comunicazioni elettroniche, con l’obiettivo di farne una base di discussione e portarli all’entrata in vigore entro il mese di maggio del prossimo anno.

Sono proposte che seguono il processo di creazione del mercato unico digitale, garantendo ai cittadini e alle imprese livelli di riservatezza e sicurezza adeguati alle loro aspettative.

Tuttavia, va detto, le nuove proposte non sono senza conseguenze per alcuni attori del mercato ICT.

La modifica alla direttiva Privacy che colpisce i big della messaggistica

La prima iniziativa punta infatti a introdurre alcune modifiche alla direttiva ePrivacy, che garantisce la riservatezza delle e-mail e dei messaggi online. Tuttavia, finora questa norma si è applicata solo agli operatori di telecomunicazioni tradizionali. La nuova proposta punta ad estenderla anche ai cosiddetti over the top, vale a dire a soggetti e/o servizi come WhatsApp, Facebook Messenger, Skype, Gmail, iMessage, Viber. E ad estenderla non solo ai contenuti, ma anche ai metadati, vale a dire anche a quelle informazioni relative al luogo o all’ora in cui avviene la comunicazione, che secondo a Commissione contengono una forte componente di riservatezza. Per la raccolta di tutte queste informazioni sarà necessario ottenere il consenso esplicito da parte degli utenti. In caso contrario, e a meno che non vi si ravvisi un elemento di necessità, ad esempio per poter fatturare il servizio, le informazioni dovranno essere o anonimizzate o eliminate.

Tradotto in termini concreti, questo significa che tutti i servizi di messaggistica online dovranno garantire le riservatezza e la privacy delle conversazioni dei loro utenti, ottenendone il consenso prima di poterli tracciare per poi proporre pubblicità mirata.
Senza consenso esplicito né Gmail né Hotmail potranno ad esempio effettuare lo scanning delle email dei loro utenti per poi servire targeted advertising. E tutto questo, appare chiaro, non può non avere impatto sull’operatività di servizi online gratuiti che basano la loro sostenibilità proprio sulla pubblicità.

Ma anche sui cookie ci possono essere criticità

Analogamente, se è vero che qualche consenso in più da parte dei cittadini potrebbe raccoglierlo la revisione sulla disposizione sui cookie, per le aziende che fondano la loro sostenibilità sulla pubblicità ci si trova di fronte a una ulteriore criticità. La Commissione riconosce che le norme vigenti hanno dato luogo a un numero eccessivo di richieste di consenso: si va dunque verso una semplificazione, eliminando la necessità di consenso per tutti i cookie considerati non intrusivi e che migliorano l’esperienza d’uso, né per quelli che tengono traccia del numero degli utenti che visitano un sito.

Ma nella sostanza, la proposta della Commissione punta a far sì che in fase di installazione del browser si richieda all’utente se voglia acconsentire all’utilizzo di cookie per poter servire pubblicità personalizzata. E se secondo IAB, in questa formulazione la proposta rischia di colpire quelle realtà che operano in background, facilitando ad esempio l’acquisto e la vendita di pubblicità, secondo qualche operatore del comparto la nuove proposte vanno nella direzione di una maggiore trasparenza e per questo meritano considerazione.

Infine lo spam

Si guarda anche alla protezione da spam e comunicazioni indesiderate, estendendo il diritto di opposizione alla ricezione di comunicazioni a scopo commerciale sia alle email, sia agli SMS, sia ancora alle chiamate telefoniche, con l’ipotesi di imporre numerazioni speciali per questo tipo di chiamate.

Si tratta, lo ripetiamo di una proposta sulla quale si apre ora la discussione, sia all’interno sia all’esterno della UE, in particolare con i partner commerciali asiatici e con i Paesi inseriti nella politica europea di vicinato.
Una volta approvate le norme, sarà compito di ciascun Paese farle rispettare, attraverso l’azione delle autorità nazionali garanti della Privacy.

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