Twitter in calo mentre i pretendenti si ritirano

Lo avevamo scritto, quando le indiscrezioni in merito alla possibile vendita di Twitter avevano cominciato a circolare: per quanto lunga fosse la lista dei pretendenti, non c’era alcuna certezza né che l’operazione sarebbe avvenuta, né che lo sarebbe stata in tempi rapidi.
In questi giorni è stata una vera e propria altalena: prima la lista dei pretendenti sempre più lunga, poi la progressiva retromarcia dei papabili, Alphabet e Disney in testa, poi il tonfo in Borsa, con il titolo a un pesante -12%.
Ora, di nuovo, qualche opzione all’orizzonte.
Salesforce, fin dalle prime ore la più convinta delle pretendenti, potrebbe tornare sui suoi passi e prendere di nuovo in considerazione un’ipotesi di acquisizione, soprattutto se il prezzo resta livellato verso il basso.
Di certo, in questo momento l’ipotesi che la società possa essere destinata a proseguire il proprio percorso in solitaria è quella che meno attrae non solo gli investitori ma anche e soprattutto gli inserzionisti pubblicitari.

Per Twitter una strategia di lungo termine

Nelle ore immediatamente successive alla prima ipotesi di vendita il titolo era letteralmente schizzato: per gli inserzionisti la possibilità di aggiungere alla audience già conquistata da Twitter anche quella dell’acquirente sembrava un’ottima posta in gioco.
Col passare dei giorni, le sensazioni sono diverse e il Ceo Jack Dorsey, tornato da un anno alla guida della società, deve fare i conti con una audience che cresce di 9 milioni di utenti al mese, contro i 160 milioni aggiunti mese per mese da Facebook nell’ultimo anno.
E nonostante la sua intenzione sia quella di presentare Twitter come un “people’s news network”, dunque un network di notizie “dal basso”, nelle settimane che mancano alla presentazione dell’ultima trimestrale, sarà importante per Dorsey dare segnali convincenti di una strategia di lungo termine, se vuole convincere i suoi inserzionisti a pianificare accordi di altrettanto lunga scadenza.
I timori, qualche analista comincia a dichiararlo, è che Twitter rischi di percorrere lo stesso percorso accidentato di Yahoo.

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