Tv: quando l’audience si fa social

Alla Social Media Week di Milano una rilessione sul rapporto tra social media e televisione. Come cambia l’atteggiamento del pubblico, la situazione italiana.

Che Twitter, Facebook e in genere i social media abbiano ormai un impatto sulla televisione e in specifico sul modo di fruire della televisione non è una novità, sicuramente più interessante è la rapidità con cui il fenomeno si è diffuso e la conseguente propagazione dagli Stati Uniti verso il resto del mondo.

Tutto ebbe inizio con il SuperBowl del 2009 che viene considerato il primo evento televisivo accompagnato da una consistente partecipazione di tweet e di post.
Quest’anno, a detta di Kenyatta Cheese, creative director di @Everybody at Once (nella foto) e relatore all’incontro “Social Tv: l’audience ha un’audience” nell’ambito della Social Media Week di Milano, sempre il SuperBowl ha segnato un ulteriore salto in avanti con l’utilizzo di un secondo schermo televisivo. Uno per seguire l’incontro di football e l’altro per partecipare al flusso dei messaggi su Twitter e Facebook e poter intervenire senza perdere fasi salienti di gioco.

D’accordo, sotto questo profilo l’Italia vive una situazione diversa, i livelli di coinvolgimento e uso dei social media sono minori ancorché ormai diffusi, non siamo ancora al secondo schermo, ma il motivo che sta sotto a questo meccanismo è lo stesso. Fondamentalmente, non vogliamo guardare la televisione da soli, vogliamo tenerci in contatto, vogliamo condividere emozioni e sentimenti.

E questo vale per i telespettatori di tutto il mondo che tendono a riprodurre una esperienza di condivisione dal vivo e in comune con altre persone.
Anche per la televisione si sta verificando un fenomeno che ha già toccato l’informazione basata sulla carta stampata. Il pubblico, l’audience, non è più una platea passiva da bombardare di messaggi, ma parla, interviene, produce a sua volta contenuti che diventano parte integrante dello spettacolo televisivo.
Gli avvenimenti sportivi offrono maggiori occasioni e spunti ma ci sono già esempi di coinvolgimento del pubblico in programmi di informazione. Al Jazeera English ha un programma nel corso del quale il flusso delle news è mescolato ai tweet degli spettatori.

In tutto ciò, non bisogna dimenticare che la parte attiva è costituita dall’1-2% del pubblico e quindi va evitato, quale che sia il contenuto della trasmissione, di scambiare la punta dell’iceberg per la massa degli spettatori.

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