Tra due litiganti, il terzo perde

Tra Amazon, Apple, Google e Macmillan, che fine fa il consumatore?

Ovvero la vecchia questione del vaso di coccio tra i due vasi di ferro.
La storia è nota, ma la riassumiamo brevemente.
La scorsa settimana, Apple presenta in pompa magna il suo iPad e, forte di un'applicazione specifica e, soprattutto, di uno store dedicato, annuncia la discesa in campo nel mondo del libro elettronico.
Qualche inevitabile scetticismo dai player del comparto, vuoi per lo schermo (non si parla di e-ink) vuoi per la durata delle batterie (dieci ore non sono nulla a confronto della settimana garantita da Kindle e compagni), poi Apple sfodera l'atout: sul suo store gli editori guadagneranno di più.

Apple, dunque, vuol cambiare le regole del gioco, finora dominato da Amazon, alfiere del bestseller a prezzo fisso. Basta con i 9,99 dollari: i libri costeranno da 3 a 5 dollari in più, a tutto vantaggio delle tasche degli editori. Macmillan ci sta e Amazon, se pur tra i tormenti, va a Canossa e concede nuove condizioni a un editore dominante nel mondo education.

Tra gli Applefan l'entusiasmo è palpabile: Jobs vince su Bezos. Vai Steve.

In realtà, scevri da ideologie di sorta, la questione pare un po' differente.
Questo episodio segna un precedente importante sul mercato del libro elettronico, rimettendo la palla nelle mani degli editori.
Saranno loro a fare il prezzo e del resto anche Google sembra cedere a questo orientamento. E se il prezzo sarà o meno quello giusto, sarà solo questione di strategia, o di go to market come dicono OltreOceano.

Di certo, tra questi vasi di ferro che cozzano gli uni contro gli altri resta, come il vaso di coccio, il consumatore, che si vede di punto in bianco aumentare il prezzo del libro elettronico del 50%.
Per un mercato nascente, ancora tutto da costruire e sul quale incombono pesanti i timori di pirateria, non è certo un bel segnale.

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