Telefonami fra vent’anni

Steve Jobs reinventa il telefono. Ma sarà in grado di replicere il successo dell’iPod?

Avrà ragione ancora una volta lui? Steve Jobs, abituato a gongolare sui
palchi ogni inizio anno con le novità del proprio dipartimento ricerca e
sviluppo, stavolta ha tirato fuori dalla tasca un telefono.

Non
qualsiasi: un iPhone.

Ossia il degno erede dell'iPod, quantomeno nelle
aspettative del pubblico, che, come tali, sono proverbialmente sbagliate.


Per il nuovo ritrovato della scienza della west coast applicheremmo,
senza che qualcuno abbia ad adontarsi, la legge dei grandi gruppi rock, che
sfornano un disco bello una volta si e una volta no.

E siccome il
precedente della rock-band Apple è stato il migliore da secoli, visti anche i
tentativi di imitazione tanti quanti la Settimana Enigmistica, riteniamo che
questo telefono sarà bello, funzionale, tecnologicamente avanzato, ma non
riuscirà a bissare il successo della “mia intera discografia nelle
orecchie
”.

Lo diciamo con dispiacere, dato che è uno di quei
prodotti che piacciono a noi, lontano, cioè, dall'essere un giocattolo.


È uno smartphone, con annessi e connessi: lavora con pc Mac e Windows,
legge la posta di Exchange, sincronizza agende, calendari, appuntamenti.


Dovrebbe far lavorare meglio, insomma.
Ma, sarà disponibile solo a
metà anno negli Usa, dove funzionerà solo con la rete Cingular, non proprio 3G,
e in modo Wi-Fi.
 È ingombrantino.
Costicchierà: 500 dollari per il
modello a 4 Gb e 600 per quello a 8 Gb.

Arriverà tardino: in America
circolano già 2 milioni di Windows Mobile, 1,8 di Blackberry, 1,7 di Palm,
700mila di Symbian (Nokia, va): difficile ripetere i 14 milioni di iPod del
periodo del boom.

Da noi, se tutto va bene, cioè se sarà prodotto in
versione “unlocked”, lo avremo per il prossimo Natale.
Sapremo aspettare.

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