Stanca a Smau “Bisogna portare l’Italia nell’economia digitale”

Il convegno di apertura della fiera milanese ha voluto trasmettere un messaggio di ottimismo e di voglia di reagire alla situazione di insicurezza e di frenata delle economie mondiali. Il ministro dell’Innovazione e Tecnologie ha ammesso che però c’è ancora molta strada da fare.

Alla trentottesima edizione di Smau c’era una grande voglia di fare, di comunicare e di trasmettere ottimismo per il futuro. Al convegno di apertura della manifestazione, dal tema "Net economy, atto secondo" sembrava quasi che fossero bandite le parole crisi o recessione. Ottimismo trapelava dall’intervento di Antonio Emmanueli, presidente Smau e da quello del sindaco Gabriele Albertini, che tra l’altro ricordava come Milano, con 240mila kilometri di fibra ottica (che vuol dire tutto e niente) sia una delle città più cablate al mondo. Sul tema della net economy si è concentrato l’intervento di Giampio Bracchi, prorettore del Politecnico di Milano, che ha sottolineato come dalle contraddittorie esperienze vissute negli ultimi due anni si possano trarre delle valide lezioni per iniziare con più cognizione di causa il secondo atto dell’era Internet. Il futuro, secondo Bracchi, riserva all’Ict ancora una crescita doppia rispetto ad altri settori. Le linee direttrici già evidenziate parlano di tecnologie che consentono di comunicare in ogni luogo e tempo, di servizi che prevalgono in termini di business sulle tecnologie, del trasporto dati che ha superato la voce. Il mercato globalizzato e in forte evoluzione obbliga le aziende a veloci correzioni di rotta nei modelli di business, per cui è necessario guardare con nuovi occhi la net economy. Il secondo atto parte da una serie di considerazioni (e consigli) elencate da Bracchi. La prima considerazione è che il mercato virtuale affianca il fisico ma non lo sostituisce. Le aziende, inoltre, hanno bisogno di realizzare modelli di business sostenibili ma anche flessibili, per poterli cambiare se il mercato cambia. Quel che però è assodato (e il fallimento di molte dotcom lo testimonia) è che le aziende hanno bisogno di ricavi certi e a breve termine. Creare infrastrutture Web, tuttavia, richiede investimenti molto elevati per cui è consigliabile spalmare i costi su un’ampia gamma di servizi complementari. È altresì auspicabile l’utilizzo di piattaforme di mercato e stringere partnership con fornitori di tecnologie e di infrastrutture. Ma tutto quanto prima detto è realizzabile solo se le aziende possono contare su figure professionali preparate, per cui investire nella formazione rappresenta una mossa strategica nel rinnovamento dell’organizzazione e dei processi.


All’analisi di Bracchi ha fatto seguito una serie di interventi di top manager. Se le considerazioni di Francesco Caio di Netscalibur, Elio Catania di Ibm, Umberto Paolucci di Microsoft, Stefano Venturi di Cisco e Giuseppe Viriglio di Alenia Spazio erano in linea con le attese, una voce controcorrente è stata quella di Elserino Piol, presidente di Pino Venture Partners, che ha affermato di non condividere il dilagante ottimismo dei relatori che l’hanno preceduto, in quanto l’Italia è in una situazione estremamente grave. Oggi il mondo della finanza e dei venture capital, da un eccessivo amore verso la tecnologia è passato a un totale disamore e non ci sono più soldi per iniziative innovative, anche se valide. Ad affossare le iniziative della net economy in ambito Tlc ci si sono messi anche i Governi, che invece di incentivare le società che vogliono investire in nuove tecnologie, come l’Umts, si sono messi a fare le aste con i risultati noti. "Bisogna premiare le società che vogliono investire, invece di penalizzarle" ha concluso Piol.


Chicco Testa, presidente di Enel, ribattendo all’intervento di Piol, ha affermato che sicuramente si è in presenza di un certo rallentamento ma non di una crisi. E ha sottolineato come Enel, visto che ha saputo cogliere le opportunità di Internet, oggi sia una società che trae il massimo beneficio dall’uso pervasivo delle tecnologie.

I programmi del Governo


A conclusione del convegno l’attesa relazione di Lucio Stanca, ministro dell’Innovazione e Tecnologie. Con un passato da top manager in Ibm, Stanca ha ammesso di trovarsi a gestire la situazione di un Paese che ha accumulato un forte ritardo sia tecnologico che culturale rispetto ai Paesi più industrializzati. "In una recente classifica – ha detto Stanca – l’Italia si è collocata al 25esimo posto tra 55 nazioni analizzate". Le mosse da fare sono tante e in varie direzioni. Mi sono personalmente impegnato – ha affermato il ministro – a offrire un incentivo sostanziale alle aziende che vogliono investire nella formazione. La prima sfida è valorizzare la dimensione umana". Ribadendo l’urgenza di portare l’Italia nell’economia digitale, Stanca ha elencanto le aree che verranno coinvolte dal rinnovamento: offrire istruzione, competenze e programmi a studenti e università che devono vedere nelle tecnologie uno strumento di studio; supporto alle Pmi per accedere all’informazione; utilizzare in modo più valido il Sud, sfruttando anche i finanziamenti offerti dall’Ue; adeguare la firma digitale alle normative europee. Un grande lavoro attende anche la modernizzazione della Pa, sia centrale che locale. Il 75% dei posti di lavoro sono informatizzati, ma i cittadini non ne vedono ancora il beneficio" ha affermato Stanca. Quindi sono in atto delle iniziative affiché un’unica rete colleghi Pac e Pal e consenta ai cittadini di beneficiare di servizi e informazioni che facilitino il dialogo con le istituzioni pubbliche, sfruttando la carta nazionale dei servizi, una smart card standard di prossimo rilascio, in attesa che arrivi la carta d’identità elettronica, un progetto molto complesso che richiede ancora del tempo" ha specificato il ministro. Un altro piano ambizioso riguarda l’e-procurement. Le aste online, oltre a spingere le aziende che sono interessate a offrire i propri servizi alla Pa a informatizzarsi, possono garantire risparmi del 30%. C’è moltissimo da fare – ha concluso Stanca – per cui chiediamo anche la collaborazione di esperti del settore e di operatori in fatto di idee e di contributi".

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