Spesa It italiana. Assintel contro Assinform

L’annuncio in anteprima a Milano di Giorgio Rapari parla di una spesa It end user complessiva che, su base annua, in Italia, calerebbe del -7,6% rispetto al -2,5% annunciato dalla squadra di Capitani.

Alla presentazione in anteprima della quinta edizione del Rapporto Assintel, Giorgio Rapari (nella foto) e Alfredo Gatti ce l'hanno davvero messa tutta per sottolineare la propria distanza dai “cugini” di Assinform. A dirlo è l'unico numero realmente snocciolato dal presidente dell'Associazione nazionale di riferimento delle imprese Ict di Confcommercio - Imprese per l'Italia, vale a dire quel -7,6% totalizzato dall'andamento, nel nostro Paese, della spesa It end user complessiva calcolata su base annua e al netto dei fenomeni inflattivi.

Ancora una volta, a pagare il contributo più alto è stato il comparto dell'hardware e dell'assistenza tecnica che, con una previsione di spesa pari a 5,9 miliardi di euro, registra un calo del 18,6% rispetto al dato riportato un anno fa. «A dare l'ulteriore colpo di grazia - sottolinea Gatti, che con Nextvalue si è occupato di realizzare il Rapporto - anche l'ampia adozione di programmi di virtualizzazione che, insieme a riduzione dei prezzi dei sistemi e dei canoni di assistenza, incidono sulla mancata proliferazione di piattaforme hardware».

Per contro, come si legge nel Rapporto fresco di stampa, tiene e migliora il comparto software che, come nel 2009, è l'unico dal quale ci si aspetta una crescita del 2,7% in termini di valori di spesa, rispetto a un anno fa. Complice un surplus di offerta aggravato da una riduzione delle tariffe e da una leggera contrazione della domanda, il comparto dei servizi It si conferma in contrazione con una previsione di chiusura di poco superiore ai 9 miliardi di euro, per una riduzione del 3,8% rispetto ai valori riportati nel 2009.

D'altra parte c'era da aspettarselo, vista la scarna crescita del Pil europeo (+1%) rispetto al resto delle economie avanzate prevista dal Fondo Monetario Internazionale. Il gap lo conosciamo già e parla di realtà come Giappone, Nord America, India e Cina che, rispettivamente, viaggiano a suon di previsioni del 2,4, 3,3, 9,4 e 10,5% di crescita. Ma che nell'economia globale gli allarmi non finiscano mai lo testimonia anche il rischio di recessione per il mercato immobiliare americano di cui si è recentemente tornato a parlare.

«Per contro - fa notare ancora Gatti - migliora, anche da noi, lo slancio della produzione industriale e la redittività delle imprese». Peccato che, se per il numero uno di Nextvalue la "normalità" ha come nuova parola d'ordine "produttività", per Rapari, che di Assintel è presidente in carica dal 2004, «occorre riorganizzare il modo di fare offerta dei produttori di software e servizi». Il tutto, ancora una volta, «dando per assodato che il linguaggio dell'innovazione non è né nel lessico, né nel pensiero del Governo italiano».

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