Sono i Core di terza generazione le prime Cpu Intel a 22 nm

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Architetture –

Debuttano i processori Ivy Bridge, i primi a usare il nuovo processo costruttivo. Pronti 14 modelli tra Core i7 e i5, tutti a quattro core. Consumi ridotti e prestazioni grafiche raddoppiate i punti di forza dei nuovi chip.

Il processo di manufacturing di Intel vede alternativamente
susseguirsi ogni anno il rinnovamento della microarchitettura (Tock) e del
processo costruttivo (Tick). Il 2012 è il turno del Tick, ovvero dell’ulteriore
miniaturizzazione dei transistor, che passano da 32 nm a 22 nm. In pratica, è l’ufficializzazione
della nascita dei processori che sinora abbiamo conosciuto con il nome di Ivy
Bridge ma che da oggi assumono la denominazione definitiva di Core di terza
generazione.

Al momento del lancio, sono 14 le Cpu disponibili basate sul
nuovo processo produttivo: cinque Core i7 dedicati ai notebook e quattro Core
i7 e cinque Core i5 per i computer desktop. Tutti i modelli sono a quattro
core.

Va da sé che usare transistor ancor più piccoli ha
consentito di liberare ulteriore spazio sul die, spazio che Intel ha
principalmente utilizzato per incrementare le dimensioni della sezione che
gestisce la grafica. “I transistor usati
sono passati dal miliardo presente nei Core 2 a 1,4 miliardi nell’attuale
generazione
– ha sottolineato Andrea Toigo, enterprise technology
specialist di Intel per l’Italia e la Svizzera -. E la maggior parte di quelli che abbiamo aggiunto, l’abbiamo messa
nella sezione grafica
”. Ricordiamo che la superficie del die è di 160 mm
quadrati.

Come risultato, secondo i dati forniti dalla stessa Intel, sul
versante grafico si ha praticamente un raddoppio delle prestazioni rispetto ai
processori Core di seconda generazione. “Riusciamo
a ottenere le medesime performance di una scheda grafica discreta di fascia
medio-alta
”, ha affermato Toigo. E di questo potranno beneficiare anzitutto
i gamer più appassionati (i quali potranno ottenere ancor più sprint dai
processori grazie a un overclock più generoso rispetto al passato) e coloro che
effettuano con una certa frequenza operazioni di codifica e decodifica di
filmati.

Riguardo invece il puro uso della Cpu, le prestazioni
presentano un aumento medio attorno al 7-8%. In altra parole, nell’utilizzo con
le applicazioni per la produttività i benefici maggiori arrivano dal minore
consumo di energia o, se si vuole, a parità di consumi da un incremento
sensibile ma non drammatico delle prestazioni. Un miglioramento sostanziale
nella velocità di calcolo dovrebbe invece arrivare il prossimo anno con il
rinnovo della microarchitettura.

Più spazio libero sul die non ha voluto però solo dire
aumento della sezione grafica, ma anche integrazione nel processore di una
serie di controlli sinora devoluti all’esterno. Tra questi citiamo per esempio
il memory controller o alcune funzioni inerenti la sicurezza, come l’Identity
Protection Technology, che permette la generazione di un codice di criptaggio
“nascosto” al sistema operativo e quindi non identificabile da parte dei
criminali informatici. Una caratteristica particolarmente apprezzata nel
settore bancario, al’interno del quale Intel ha avviato delle collaborazioni
con aziende come Verisign e Vasco.

Tra le nuove funzioni troviamo anche lo Small Business
Advantage: si tratta di un sistema indirizzato a quelle realtà che non
dispongono di una struttura tecnica e che permette di avere sotto controllo gli
elementi essenziali del computer, disponendo anche di meccanismi di sicurezza,
per il back e recovery e per contenere i consumi.

Nuovi processori vogliono anche dire nuovi chipset. E così è
anche questa volta: il complemento ideale della terza generazione delle Cpu
Core è il nuovo chipset della serie 7, che permette la gestione di USB 3.0,
Thunderbolt, Sata 3.0 e un più ampio supporto del wireless.

Va però sottolineato che gli ultimi chipset della Serie 6
possono operare i nuovi transistor a 22 nm. Allo stesso modo, i nuovi chipset
supportano i processori della precedente generazione.

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