Solidarietà per 2.750 in Telecom Italia

Il piano di riduzione dei costi passa attraverso il taglio di 5.500 dipendenti in due anni. Esclusi i prepensionamenti, si fa ricorso alla solidarietà e a ipotesi di esternalizzaizone.

L’obiettivo è tagliare 1,3 miliardi di euro di costi nell’arco di tre anni e, come spesso accade in questi piani strategici, passa attraverso pesanti tagli alla forza lavoro.
Esattamente quelli annunciati alla fine della scorsa settimana da Telecom Italia.
5.500 sono gli esuberi complessivi previsti, ma sarà difficile che il piano possa andare a compimento con la soluzione dei prepensionamenti, ai quali è precluso l’accesso con l’entrata in vigore della riforma del lavoro, così come prevista dal ministro Fornero, e il conseguente innalzamento dell’età pensionabile.

Per questo, così come si apprende da fonti sindacali che alla fine della scorsa settimana hanno incontrato la società, è stata presentata richiesta per attivare i contratti di solidarietà su 2.750 persone, per un periodo di due anni, al termine dei quali gli esuberi diventerebbero concreti.
Non solo.
200 sarebbero i dipendenti che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento, mentre 250 sarebbero coloro che potrebbero accedere ai un programma di uscita incentivata secondo la formula della mobilità volontaria.

Il piano prevede anche lo scorporo delle attività dell’area call center, vale a dire quelle della divisione Caring Services (Customer Operations), che verrebbe trasformata in società autonoma, in un’ottica di efficientamento e di riduzione dei costi di struttura. In questo caso, la riorganizzazione dovrebbe passare anche attraverso la riduzione delle sedi operative: attualmente sono 125 su tutto il territorio nazionale, dovrebbero scendere a 81 in prima istanza, accorpando le sedi plurime nelle stesse città. Completato il piano, le sedi complessive dovrebbero garantire presenza in 27 città e 31 immobili, anche in virtù della progressiva chiusura delle strutture con meno di 50 dipendenti.
Quest’ultimo aspetto del piano è quello che trova più ostili i sindacati, contrari a ipotesi di esternalizzazione di fatto delle attività.

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