Social Media Week: Social Tv, lo share cambia

Non appare un nuovo modello che sostituisca il broadcast, ma l’uso della rete insieme alla Tv aumenta e occasionalmente crea fenomeni nuovi e difficili da modellare.

L'ascesa dei media sociali è prepotente ed inarrestabile, ma anche difficile da programmare; allo stesso tempo la Tv, anche quella generalista, mantiene un suo pubblico. Le commistioni tra i due modelli sono sempre più frequenti, ma i casi di successo, seppur non infrequenti, sono sempre occasionali e mai programmati.
E' questa la sintesi degli aspetti principali della sessione che la Social Media Week ha dedicato alla Social Tv con il patrocinio di Rai 5.

"In ambito televisivo i social media vengono usati per sapere cosa si è visto, si vede e si vedrà", spiega Luca Collacciani di Akamai, e il check-in sul network di un programma tv "rientra nel gaming di localizzazione".
I progetti nati per la condivisione in rete sono andati male, come fu per esempio per la bellissima idea Frammenti lanciata da Current Tv, anche perché "per fare tv anche in rete gli spettatori vogliono qualità televisiva", spiega Tommaso Tessarolo di Current Tv. "E anche lo stesso senso della parola condivisione, share, sta cambiando", ammonisce Marco Massarotto di Hagakure, che ha poi concluso dicendo che "il social va innestato su programmazione, fruizione e misurazione dell'interesse".

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