Smart working: Ibm ci ripensa, si torna in ufficio

In Italia, secondo il Politecnico di Milano, lo smart working procede.

Sono 305mila i lavoratori agili in crescita del 14% rispetto all’anno scorso (e del 60% rispetto al 2013) che in ufficio ci vanno sempre meno e 13,7 i miliardi di euro di possibili benefici per il Paese.

Il 36% delle grandi imprese ha già progetti strutturati di smart working per il quale viene stimato un aumento della produttività del 15% e un risparmio di quaranta ore di spostamenti.

Il ripensamento di Ibm

Mentre noi procediamo sulla strada del lavoro da remoto qualcuno negli Usa inizia ad avere però qualche ripensamento. Si tratta di Ibm che la strada verso lo Smart working l’ha inaugurata nel 1979 quando per facilitare il lavoro con il mainframe della sede ha piazzato dei terminali a casa di cinque dipendenti.

Nel 1983 i lavoratori da remoto erano duemila e nel 2009 un rapporto della società spiegava che "il 40% dei 386.000 dipendenti Ibm in 173 paesi non ha più alcun ufficio".

Più di 58 milioni di metri quadrati di spazio per uffici erano stati svuotati con un risparmio di quasi due miliardi di dollari. Nel frattempo altre aziende molto più smart come Apple e Google invece non hanno mai preso questa strada.

Ma tutto cambia e Ibm, alle prese con qualche problema di bilancio, ci ha ripensato annunciando il ritorno in ufficio di migliaia di persone anche se non si sa quante. Big Blue ha infatti spiegato di voler fare tornare in ufficio l’area del marketing o almeno parte di essa, che conta circa 2.600 persone.

I dipendenti torneranno a lavorare “spalla a spalla” in una delle sei sedi della società negli Usa. La notizia non ha destato l’entusiasmo degli uomini Ibm fra i quali non pochi sembra pensino a un nuovo posto di lavoro.

smart working

Produttività vs. innovazione

Ma perché Ibm ha deciso di cambiare strada visto che anche le indagini sostengono che lavorando da fuori i tassi di produttività migliorano? Perché la società oggi ha bisogno di altro rispetto alla produttività. Ha bisogno di nuove idee e innovazione, input che possono arrivare solo le persone stanno insieme.

Secondo John Sullivan, un professore di management presso l'Università di San Francisco, "Oggi si scopre che il valore dell'innovazione è così forte che supera qualsiasi guadagno di produttività". E fa riferimento ad Apple e Facebook che fanno circa due milioni di dollari per dipendente (Ibm si ferma a 200.000 dollari). "Il lavoro remoto è stata una grande strategia per gli anni 90 e gli anni 80, ma non per il 2017". Perché lavorare insieme è la chiave dell’innovazione.

Il vantaggio della vicinanza

Ibm ha visto alcune sue attività fondamentali come servizi tecnologici e sistemi dover affrontare la sfida del cloud dove sono arrivati nuovi competitor. Ha quindi cercato di reinventarsi in business come l’Intelligenza artificiale e anche il cloud che vanno bene ma non compensano le perdite di altre aree aziendali.

Per mantenere i margini la società ha quindi dovuto tagliare i costi in modo aggressivo. Anche da qui arriva la decisione del ritorno in ufficio che trova fondamento in uno studio di Harvard secondo il quale la vicinanza del team aiuta la promozione di nuove idee.

La ricerca ha rilevato che i ricercatori che hanno lavorato in stretta vicinanza fisica hanno prodotto studi più impegnativi. Steve Jobs poi era ossessionato dalle riunioni non pianificate, l’incontro alla macchina del caffè, al punto da proporre la costruzione di tutti i bagni della Pixar in una sola porzione dell'edificio per incoraggiare gli incontri.

Ma i dipendenti si sono opposti. Facebook offre ai lavoratori un bonus di 10.000 dollari se vivono vicino alla sede e i famosi vantaggi dell'azienda tech nelle aziende della Silicon Valley, come il servizio di ristorazione e la lavanderia gratuita, sono almeno in parte progettati per mantenere i lavoratori in ufficio.

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