Smart home: come l’IoT entra nelle case

L’approccio “informatico” alla Smart Home - quello delle varie Google o Apple e di una miriade di aziende meno rilevanti - sta generando la reazione dei produttori che nel settore della casa connessa e dell’integrazione domotica in realtà sono presenti da decenni.

Più che una reazione è quasi una rivendicazione: il mercato della Smart Home esisteva già, anche se magari si chiamava in un modo diverso, e i nuovi entranti non hanno rivoluzionato poi davvero granché.

In questo senso BTicino - e quindi il gruppo Legrand - spinge da qualche anno il programma Eliot (da electricity e IoT), che a sua volta nasce sulla scia dei prodotti connessi della serie MyHome lanciata all’inizio del decennio.

Allora il focus principale era l’integrazione tra gli oggetti e questo poteva ancora essere percepito come da addetti ai lavori, ora invece ci si può concentrare sulla semplicità e quindi raggiungere direttamente anche il grande pubblico.

La strada degli oggetti connessi e della semplificazione della domotica si è confermata quella giusta”, spiega Franco Villani, Amministratore Delegato di BTicino, sottolineando però che l’evoluzione è solida perché parte dai prodotti tradizionali per capire quale valore aggiunto possa effettivamente dare la connettività in stile IoT, e dove.

È un elemento giudicato molto importante perché adesso siamo in un mercato in forte crescita, quasi nascente dal punto di vista degli utenti potenziali, ma che prima o poi dovrà affrontare una selezione.

Il termostato Smarther

Certo in questa fase la numerosità e l’eterogeneità degli attori sul mercato sono un bene perché permettono al concetto di Smart Home di diffondersi e fare presa. In prospettiva però le cose cambieranno, secondo BTicino. “Oggi siamo in tanti, aziende anche molto diverse fra loro e con idee diverse - spiega Villani - ma probabilmente non c’è spazio per tutti... Molte soluzioni ad esempio stanno nascendo in logica fai-da-te, sappiamo però che certe funzioni hanno bisogno dell’intervento di un installatore e pochi attori del mercato hanno una padronanza della filiera e una capillarità distributiva. Questo è un nostro punto di forza che intendiamo sfruttare al massimo”.

È anche una questione di scelte architetturali. Ad esempio molte soluzioni informatiche si basano sul concetto dell’hub centralizzato molto invasivo, attraverso cui deve passare quasi qualsiasi operazione. “Non è il nostro posizionamento”, sottolinea Villani, anche perché la centralizzazione al momento porta incompatibilità tra prodotti di vendor diversi e proprio questa frammentazione è uno degli ostacoli percepiti allo sviluppo del mercato IoT.

Smart home fra videocitofono e termostato

Così Eliot cresce gradualmente, con prodotti studiati per essere versatili ma poco invasivi e soprattutto semplici da usare anche per i meno tecnologici. Lo scorso anno aveva debuttato il videocitofono connesso Classe 300X, nel 2017 è la volta del termostato altrettanto connesso Smarther.

Si tratta di un dispositivo installabile sia a parte sia ad incasso, dal design "tecnologico" ma volutamente discreto. Si controlla dall’interfaccia fisica ma anche e soprattutto da remoto con l’app associata Thermostat, che può collegarsi a più termostati in diverse parti della casa.

Tra le funzioni smart del termostato ci sono quelle legate alla geolocalizzazione, per evitare di mantenere temperature elevate quando si esce da casa anche al di fuori della programmazione oraria, e la funzione Boost per forzare il riscaldamento o il raffrescamento per un periodo di tempo limitato (da 30 a 90 minuti).

O-Tune (a sinistra) ed Entrée (a destra)

Eliot continuerà a crescere con altri prodotti che per ora sono solo allo stadio concettuale e che evolveranno anche in base a come evolvono i modi in cui gli utenti sfrutteranno le potenzialità degli oggetti connessi.

Entrée è ad esempio una interfaccia “universale” da porre all’ingresso di casa per attivare scenari articolati o servizi informativi collegati all’arrivo o alla partenza dall’abitazione. O-tune è un comando essenziale, minimal, che non ha una funzione prefissata ma svolge quella che l’utente di volta in volta indica in linguaggio naturale, parlando.

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