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Se salta Acta

Editoriale

Se salta Acta

Non casca il mondo: il Parlamento europeo ha nelle mani un libro da scrivere: a luglio, bene e in modo che anche Brasile, Cina e India partecipino.

Dario Colombo

02 Maggio 2012

La scorsa settimana il presidente del Parlamento europeo, il tedesco Martin Schulz, ha tenuto una sessione di chat su Facebook per discutere con i cittadini europei di Acta, controverso trattato anticontraffazione della cui ratifica la plenaria di Strasburgo dovrà esprimersi ai primi di luglio.

Si pensava a giugno, ma il lavorio nelle varie commissioni parlamentari coinvolte nell’esprimere un giudizio funzionale al voto si è addensato a tal punto da richiedere più tempo.
Un mese in più che probabilmente non cambierà l’esito del voto, che nel giro di pochi mesi ha ribaltato lo scenario a favore di un rigetto dell’accordo: lo scorso dicembre non erano pochi gli europarlamentari che si dicevano convinti della positiva ratifica, pur manifestando obiezioni.

Per valutare questo fatto i punti da considerare a nostro parere sono tre.

Primo: si può bloccare un accordo transnazionale che coinvolge l’unione e tanti altri paesi con cui lo spazio comunitario ha solidi rapporti commerciali senza che vi siano ripercussioni d’immagine?
Sì e senza remore: fa parte del processo democratico e partecipativo europeo. Anzi, il rigetto darebbe maggior forza al lato rappresentativo europeo, attualmente messo in discussione da altri fattori.

Secondo: serve una bocciatura tout court?
No. E infatti la tendenza che sta maturando è quella di una rinegoziazione dell’accordo, che tenga quanto di positivo viene riconosciuto da tutti (la protezione dalla contraffazione) e, anzi, possa gettare le basi per ampliarne la portata anche verso quei paesi che non ci sono stati, e che tolga dal campo le commistioni indigeste. Su tutte, quella fra beni fisici e immateriali, che tecnicamente inducono a errori o aprono il campo a soprusi lesivi dei diritti di base su cui si fonda il vivere civile all’europea.

Terzo: quali ripercussioni pratiche?
La risposta l’ha data, sia direttamente sia per induzione, Schulz. Parlando con i cittadini ha escluso che una bocciatura di Acta possa essere foriera di una fuga di cervelli e idee da un’Europa non più disposta a impegnarsi in un’operazione di anticontraffazione intellettuale di stampo poliziesco verso altri paesi.
Per Schulz in Europa i diritti di proprietà intellettuale sono già ben tutelati: non ci sarà drenaggio creativo. Tanto che esorta a non sforzarsi a immaginare un mondo privo di copyright: ci sono e ci saranno sempre.

Già, il mondo. In quello globale ora recitano un ruolo di primo piano Brasile, Cina e India, stati che sono fuori dall’accordo. Indurli a partecipare, invece, a un accordo ben rinegoziato dovrebbe essere il tema centrale e non quello marginale.

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