Sca, svolta nello sviluppo Soa

Bea, Ibm, Oracle, Sap e Siebel propugnano la Service Component Architecture per facilitare il modello di programmazione Soa.

Un punto della situazione sugli standard per le architetture orientate ai servizi (Soa) lo hanno fatto in settimana cinque vendor: Bea, Ibm, Oracle, Sap e Siebel, all'atto della vidimazione ufficiale come specifica della Sca (Service Component Architecture).


Si tratta di una tecnologia tesa a semplificare lo sviluppo applicativo nel contesto delle Soa e che punta a creare un altro livello di separazione fra logica di business e infrastruttura It.


Sembrerebbe paragonabile a un cuscinetto che si pone fra il middleware tradizionale e le applicazioni per mediare i componenti software.


Componente chiave della Sca è la specifica Service Data Objets (Sdo), portata avanti negli anni dall'accoppiata Bea-Ibm, volta ad aiutare gli sviluppatori ad accedere e modificare dati provenienti da fonti eterogenee, compresi i database relazionali, Xml e applicazioni business.


L'idea dei sostenitori di Sca è di presentarla agli enti standardizzatori.

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