
Intervista
Sas: il buon progetto è quello che crea know-how
05 Settembre 2011
Se pensiamo, in generale, al panorama dei servizi It viene da suddividerlo in tre macro-categorie: progetti, outsourcing, supporto/formazione. Per capire dove si colloca Sas lo chiediamo direttamente a Mignemi:
«Nei progetti e nell'affiancamento all'utilizzo del software Sas, ossia nel campo della creazione di soluzioni e di competenza. Principalmente si punta alla realizzazione di progetti e alla diffusione di conoscenza delle nostre soluzioni», ci dice la responsabile, con cui approfondiamo il tema dei servizi professionali oggi.
È la competenza è il punto chiave?
Il filone che seguiamo è quello che parte dal progetto, crea la soluzione e porta al rilascio di know-how, o presso il cliente o presso il partner. Questo è un ciclo vitale per noi. L'enablement è vitale.
Nei servizi professionali Sas avrà retaggi e vivrà venti di cambiamento. Da dove si parte e dove punta ad arrivare?
Il retaggio è quello sui servizi specialistici, su tematiche che hanno connotato la tecnologia Sas, come gli analytics. Il cambiamento spinge ad estendere la competenza, spargendola presso clienti e partner. Creando un network.
Una novità per Sas?
No, un processo che è già iniziato. Diciamo che solitamente si richiede quello che si conosce. Pertanto alimentare la conoscenza crea idee, nei partner e negli utenti. Ora quest'azione si fa più intensa.
Che forma prende la qualità dei servizi?
Per gli utenti quella della Quality assurance, per i partner quella del Quality support. Si tratta di servizi articolati che danno certezza del processo. Il layer è comune e fatto di analisi, contestualizzazione, localizzazione, linee guida. Con gli opportuni momenti di verifica.
Ha senso introdurre in questo ambito la variabile tempo?
La Quality assurance è un meta-progetto, con fasi, produzione di deliverable, verifiche da farsi prima della fase di test. C'è una scansione temporale, dunque. Si può produrre lo stesso risultato in tempi e qualità diverse, ma bisogna essere pienamente consapevoli della realtà del cliente. Noi lo facciamo con un approccio strutturato.
Come si crea e mantiene l'expertise su tecnologia Sas?
Nel nostro modello lo sviluppo di competenze nel medio termine è fondamentale, così come lo è il coinvolgimento dell'utente: gli chiediamo la partecipazione fattuale al progetto. Su due fronti: utente e It, ossia linea di business interessata dal progetto ed enabler tecnologico interno all'azienda.
Operazione complessa?
È differente comprendere le esigenze dei due comparti. Noi abbiamo un ruolo attivo. Li coinvolgiamo entrambi nella fase di analisi; con l'utente facciamo il test di user acceptance, con l'It il system test.
Come è strutturata la matrice di lavoro fra gli 80 consulenti Sas e i partner di progetto?
Tre team con competenze di business e prodotto si occupano di risk intelligence, performance management e customer intelligence. Altri tre team hanno competenze di framework: un industry platform per nord Italia, uno per il centro sud e un gruppo di tecnical architect, fatto di senior, scrive le regole della Quality assurance. A questi si aggiungono i servizi di processo e staff.
80 persone sono tante o poche?
Sono giuste, ma dipende da come le si impiega. Diciamo che per creare conoscenza, e quindi business, servono forze e quindi sono molto importanti i partner.
Avete censito il livello di conoscenza raggiunto presso i partner?
Già fatto, ma è un lavoro senza soluzione di continuità.
Cosa vogliono attualmente gli utenti?
Timing e velocità. Il che vuol dire delivery molto mirati e produrre risultati in tempi brevi. La loro è una continua ricerca a prendere più clienti, ottimizzando i costi e minimizzando i rischi.
Chi sono gli interlocutori aziendali con cui hanno a che fare i servizi professionali Sas?
Dapprima i c-level, ma poi anche i livelli intermedi. Diciamo che entriamo in contatto con buona parte dell'azienda. Conosciamo i loro dati e la conoscenza del dato fa capire l'azienda.
A proposito, perché di data quality se ne parla meno?
Sta tornando, come data governance. L'utente, anche quello più business, si rende conto che senza un dato di qualità, aperto e integrato non va lontano. Noi stiamo investendo molto nella data governance.
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