Robot autonomi e chirurgia: le questioni sul tavolo

Lo sviluppo di robot autonomi per la chirurgia va avanti da decenni e ha portato risultati molto interessanti. Ormai è abbastanza chiaro, ai medici come ai pazienti, quali vantaggi porti l'utilizzo di sistemi robotici in sala operatoria e quali limiti ancora restino alla loro diffusione.

Sinora però abbiamo avuto a che fare con robot solo parzialmente autonomi, che come minimo "operano" con la supervisione di medici umani. Le considerazioni che facciamo sulla chirurgia robotica, o robotizzata, cambieranno quando avremo davanti sistemi davvero in grado di operare da soli?

Secondo uno studio pubblicato da Michael Yip e Nikhil Das della University of California, effettivamente le cose cambiano quando il grado di autonomia dei sistemi robot aumenta. I ricercatori hanno identificato quattro livelli di autonomia possibile (controllo diretto, controllo condiviso, autonomia supervisionata, autonomia totale) indicando che nessun sistema commercialmente disponibile oggi è davvero completamente autonomo.

Un robot autonomo potrebbe svolgere tutti i compiti di un chirurgo, dalla pianificazione all'esecuzione dell'intervento. Si tratta di un insieme di funzioni molto articolato, complesso e che dipende anche da parametri non definibili a priori, motivo per cui è improbabile che nel prossimo futuro vedremo qualcosa del genere. Anche se lo sviluppo di chirurghi-robot autonomi sarebbe un vantaggio nelle situazioni in cui è difficile avere a disposizione medici umani.

Lo studio sottolinea però che non è necessario aspettare la piena autosufficienza in tutti gli aspetti di un'operazione chirurgica per pensare ai problemi dei robot autonomi. Ci sono passi intermedi delle operazioni, come ad esempio la sutura, che possono essere automatizzati molto più facilmente. Basta scomporre la procedure nei suoi passi fondamentali e ripetibili, un po' come i sistemi di sintesi e riconoscimento vocale scompongono il linguaggio parlato in fonemi.

Questa evoluzione è disseminata di questioni e problemi tecnici. Il punto chiave è ovviamente garantire la sicurezza del paziente ed è per questo che oggi i chirurghi umani hanno un ruolo preponderante anche nelle operazioni robotiche. Devono definire e verificare cosa si intende fare durante l'intervento anche nei casi in cui il sistema robot può definire da solo, in base alle immagini diagnostiche, come raggiungere il "bersaglio". Questo ruolo di verifica quasi certamente dovrà restare al personale umano.

La sicurezza del paziente deve poi essere garantita da funzioni di salvaguardia, implementate in hardware o in software, tali che nessun malfunzionamento anche parziale si traduca in azioni dannose. Già oggi diversi robot chirurghi sono studiati in modo da non poter mai agire al di fuori di un determinato volume.

Sono da considerare anche diverse questioni etiche e legali. Se un robot autonomo commette un errore o segue procedure che possono portare a controversie, non è ovvio definire di chi sia la responsabilità. In uno scenario del genere un robot non è semplicemente uno strumento in mano a un medico: come per un veicolo autonomo che causi un incidente, la "colpa" è distribuita. Si possono chiamare in causa il medico supervisore, l'ospedale, chi ha costruito il robot, chi ne ha sviluppato il software.

Infine, sottolineano gli autori dello studio, c'è da considerare che i robot chirurghi autonomi non hanno precedenti e quindi non esiste una base sufficiente di norme legali da poter applicare.

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