RFID: una storia vecchia di 60 anni

L’identificazione a radiofrequenza che solo da pochi anni sta emergendo prepotentemente sul mercato internazionale, all’interno di nuovi contesti applicativi, non può essere considerata una tecnologia di recente sviluppo. La Great Brit …

L’identificazione a radiofrequenza che solo da pochi anni sta emergendo prepotentemente sul mercato internazionale, all’interno di nuovi contesti applicativi, non può essere considerata una tecnologia di recente sviluppo.


La Great Britain’s Royal Air Force, infatti, si serviva di tecniche di identificazione a radiofrequenza già durante la seconda guerra mondiale, per distinguere nelle missioni notturne gli aerei nemici da quelli alleati di ritorno alla base. I sistemi Iff (Identification friend or foe) permettevano l’invio e la ricezione di segnali codificati attraverso le radio: un velivolo che mandava il segnale identificativo corretto veniva ritenuto amico, in caso contrario abbattuto.


Il trattato di Henry Stockman, "Communication by Means of Reflected Power", pubblicato nell’ottobre 1948 all’interno di The Proceedings of the IRE (Institute of Radio Engineers), ha formalizzato per la prima volta teoria e implementazione di un sistema RFID passivo, in cui il trasmettitore è alimentato dall’energia del segnale radio ricevuto.


Ulteriori e progressivi sviluppi nel corso degli anni Settanta hanno portato dapprima alla realizzazione di un sistema a due antenne, rispettivamente per la ricezione dell’energia e l’invio del segnale di ritorno, poi al brevetto di un unico dispositivo capace di assolvere entrambe le funzioni.


Nello stesso periodo, un gruppo di scienziati del Lawrence Livermore Laboratory (LLL) ha sviluppato un sistema in cui il tag investito da energia inviava un appropriato segnale di ritorno in codice e l’ha connesso a un semplice computer. La tecnologia ha trovato applicazione immediata per controllare l’accesso ai materiali nucleari nei centri per la progettazione di armi atomiche.


Una tecnologia simile è stata adottata dal settore civile negli anni 80, per la prima generazione di badge di prossimità, e nel decennio successivo sono stati introdotti i sistemi RFID per la rilevazione e il pagamento dei pedaggi autostradali.


Attualmente, gli ambiti applicativi più consolidati, oltre al telepass, rimangono il controllo di avanzamento in produzione negli stabilimenti produttivi, la bigliettazione elettronica nel trasporto pubblico locale, il controllo accessi e il ticketing e l’identificazione degli animali di allevamento.


Nuovi progetti coinvolgono, invece, la logistica di magazzino e il trasporto merci, la gestione di asset e l’identificazione dei pazienti nel comparto ospedaliero; sono auspicabili a breve soluzioni per la gestione dei punti vendita, la tracciabilità delle merci nei beni di largo consumo e nella filiera del farmaco e le applicazioni volte a potenziare le funzionalità di prodotto.

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