Research International “tira le orecchie” ai costruttori

Oltre metà delle aziende europee strizza l’occhio alle soluzioni wireless. Ma non sa come complementarle.

La simpatia che gli utenti “privati” del Vecchio Continente nutrono per le comunicazioni wireless è confermata anche dal mondo del lavoro. È quanto emerge dalle stime della britannica Research International, che si basano su un’indagine effettuata per conto di Compaq nei primi mesi di quest’anno, su un campione di 250 manager in Francia, Germania, Italia, Svezia e Regno Unito appartenenti per lo più a realtà con oltre 500 impiegati. Secondo i dati riportati, il 54% delle aziende europee starebbe implementando, testando o valutando la possibilità di introdurre soluzioni wireless entro il 2003. Il 30% delle aziende, inoltre, ha affermato che proprio entro il 2003 una buona fetta della forza lavoro (tra l’11 e il 30% del totale) sarà costituita da lavoratori remoti che utilizzeranno dispositivi wireless.


Gli intervistati, in sostanza, sembrano propensi a colmare il gap che separa il nostro Continente da Giappone e Stati Uniti, considerati nettamente in vantaggio, l’uno per la consistente adozione di soluzioni senza fili e l’altro per la generale maturità tecnologica delle aziende. Per quanto riguarda le aree interessate maggiormente all’ingresso del wireless, in prima sono risultate vendite e marketing, seguite a ruota dalla forza lavoro esterna, dalle applicazioni di Crm, dal comparto dei magazzini e della distribuzione. Le motivazioni di interesse sono chiare: ben il 70% dei manager coinvolti è convinto che tra i benefici che il wireless apporta al business vi sia l’incremento della reale mobilità, tanto per le persone quanto per le informazioni. I due terzi, anzi, individuano proprio nelle potenzialità di information sharing e di lavoro remoto i principali plus portati in dote dall’adozione di soluzioni senza fili. Anche l’incremento generale di produttività (citato dal 43% del campione) è tra i potenziali benefici. Ma perché il Vecchio Continente sarebbe rimasto indietro? La risposta, stando all’indagine, risiederebbe nella mancanza di una profonda e reale comprensione della tecnologia e, soprattutto, di come poterla implementare. I player del settore, in sostanza, non avrebbero fin qui azzeccato il messaggio.

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