R2D2, il robot per la chirurgia oftalmica

Dopo dieci anni di lavoro per il suo miglioramento, un robot progettato per la chirurgia oftalmica ha superato i trial clinici ed è pronto per operare i pazienti. O per la precisione i pazienti “normali”, dopo che ha già eseguito interventi su un piccolo gruppo di test.

Battezzato Robotic Retinal Dissection Device (per gli appassionati di Star Wars, R2D2), è il frutto degli sforzi dell’Università di Oxford e di un’azienda olandese - Preceyes - collegata all’Università di Eindhoven.

Il robot è stato sviluppato per l’estrema precisione che richiedono le operazioni di chirurgia oftalmica e in particolare l’eliminazione della membrana epiretinica.

Questa si forma sulla retina per varie cause tra cui semplicemente la contrazione del cristallino legata all’avanzare dell’età. A seconda della sua posizione e natura, la membrana può impedire la visione a tal punto che è necessario rimuoverla.

L’intervento però non è semplice. Lo spessore della membrana è nell’ordine dei dieci micron e staccarla dalla retina senza danneggiare quest’ultima o provocare piccole emorragie richiede mano ferma e precisione. Anche il semplice battito cardiaco del chirurgo o del paziente possono introdurre micro-movimenti pericolosi.

Non nel caso di R2D2, che secondo i suoi progettisti ha una precisione dieci volte superiore a quella di un chirurgo umano. Che peraltro è sempre presente, perché il robot non è autonomo ma viene guidato usando un joystick e un touchscreen, osservando le immagini riprese all’interno dell’occhio del paziente.

Il Robotic Retinal Dissection Device è come una mano microscopica mossa da sette micro-motori indipendenti che permettono movimenti con la precisione di un micrometro. Entra nell’occhio del paziente attraverso una incisione larga meno di un millimetro, lungo la quale si muove nel corso dell’operazione.

La sua precisione è stata documentata durante i trial clinici. Dopo un primo intervento eseguito con successo da R2D2, altri undici pazienti hanno costituito un gruppo di analisi equamente suddiviso tra operazioni convenzionali e robotizzate.

Dei sei pazienti operati da chirurghi umani, cinque hanno sperimentato micro-emorragie e due un “tocco” della retina che può portare a lesioni o distacco della retina stessa. Il robot ha fatto meglio: nel suo gruppo si sono registrate due micro-emorragie e un solo retinal touch.

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